Resoconto della presentazione del volume LIMES di aprile: “La Francia mondiale”

Oggetto: Resoconto della presentazione del volume 3/18 di LIMES: “La Francia Mondiale”.

Luogo: Università degli Studi di Firenze, Scuola di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, via delle Pandette 9, edificio D6, aula 1.06.

Data: 12/04/2018, ore 10:00.

 

Relatori:

  • Lucio Caracciolo, Direttore e fondatore di LIMES – Rivista Italiana di Geopolitica.
  • Francesco Butini, Presidente del Centro Studi “Giovanni delle Bande Nere”.
  • Charlotte Ricasoli, Presidentessa Onoraria del Limes Club Firenze.
  • Francesca Ditifeci, ricercatrice di Lingua e Traduzione – Lingua Inglese, afferente al Dipartimento di Lingue, Letterature e Studi Interculturali, e docente di “Linguistic Analysis” nel Corso di Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali e Studi Europei (RISE) presso la Scuola di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze. Cofondatrice del Limes Club Firenze.
  • Panayotis Kantzas, psicanalista, Presidente della Società di Psicologia Politica ed ex Presidente dell’Associazione Italiana di Studi Politici.

 

L’incontro è durato circa 90 minuti.

L’evento è stato aperto dalla Presidentessa Onoraria del Limes Club Firenze, Charlotte Ricasoli, la quale ha utilizzato l’esempio del recente viaggio di Emmanuel Macron in Cina, ma soprattutto il discorso tenuto dallo stesso in quell’occasione, per commentare il ruolo che Macron vuole per la Francia e l’Europa.

Il secondo intervento, quello del Direttore Lucio Caracciolo, ha avuto come punto di partenza una riflessione sui rapporti, differenze e somiglianze tra due Stati spesso visti come “cugini”, Francia e Italia. Secondo Caracciolo, la Francia “resta una monarchia”, il cui Presidente dispone di poteri quasi monarchici, in quanto è molto più potente rispetto ai suoi omologhi a livello internazionale: non vi è infatti la presenza di altri apparati statali in grado di comprometterne l’operatività, e facendo un implicito riferimento al caso statunitense, ha affermato che “non c’è un governo invadente, o l’intelligence che gli fa la guerra”. Già qui può essere colta una prima differenza tra Roma e Parigi, poiché l’Italia non può parlare in termini di impero, considerando che in seguito al secondo conflitto mondiale ha dovuto cedere i propri possedimenti coloniali. Inoltre, ha aggiunto che “la Francia dispone di uno Stato profondo storicamente”, elemento che si traduce in una tradizionale visione unitaria del paese e in una robusta struttura politico-amministrativa: “La Francia è il paese dei prefetti, del giocobinismo, dello spirito geometrico che si riflette nell’organizzazione dipartimentale”. La Francia, inoltre, sta attraversando una fase di accentramento dei poteri, anche se non senza problemi nella gestione di alcuni territori e possedimenti d’oltremare, come nel caso della Corsica o della Nuova Caledonia.

Caracciolo ha successivamente analizzato alcuni strumenti d’influenza della Repubblica francese a livello globale. “La Francia non è solamente un paese europeo. Essa dispone del primo spazio sottomarino e il secondo spazio marittimo al mondo”. Inoltre, è stato ricordato che la Francia conta una presenza in tutti e cinque i continenti “in quanto ha una visione mondiale di sé” e – anche se non paragonabile a potenze come Stati Uniti, Cina e Russia – alcuni esperti la collocano al 4° posto tra le potenze mondiali. Per contro, l’Italia non possiede né una struttura statale così efficiente, né un senso dello Stato così elevato; non detiene una capacità militare così vasta, né possedimenti d’oltremare. Da un punto di vista demografico, però, Francia e Italia sono simili. Differiscono, invece, nelle relazioni con le minoranze all’interno dei loro confini e nei tassi di natalità: la popolazione francese, infatti, è in crescita rispetto a quella italiana.

Per quanto riguarda la politica estera francese, Caracciolo ha esordito sottolineando i vantaggi per Parigi di disporre dello storico legame con il continente africano, fattore che rafforza la sua posizione a livello mondiale. L’Eliseo, inoltre, conta anche sui cosiddetti “campioni nazionali”, cioè grandi aziende statali di rilevanza strategica, i cui interessi sono saldamente legati a quelli nazionali, motivo per cui la Francia ne accentua l’espansione e la protezione. Spesso la Francia entra in competizione con i partner europei e, per proseguire con il confronto tra Roma e Parigi, Caracciolo ha elencato i recenti “raid industriali” francesi nella penisola italiana. La Francia, inoltre, rimane la prima potenza militare europea che, tra le altre cose, può contare su un apparato nucleare indipendente. Si è anche parlato del rapporto di Parigi con l’Europa ed è stata sottolineata la proattività e posizione attiva francese nell’elaborazione delle politiche europee. Caracciolo ha proseguito trattando alcune questioni delicate che Parigi si trova a gestire. A tale riguardo ha brevemente affrontato la delicata questione della gestione dei migranti di seconda e terza generazione residenti in Francia, la complessità delle relazioni con i leader del continente africano e le pressioni che tradizionalmente essi esercitano sull’inquilino dell’Eliseo al fine di garantire un miglior dialogo (quali, ad esempio, la scelta dei ministri); la diaspora degli ebrei francesi verso Israele.

Avviandosi verso le conclusioni del suo intervento, Lucio Caracciolo si è soffermato sul riequilibro in corso tra i poteri di Francia e Germania, e il mantenimento di rapporti stabili tra Stati Uniti e Francia, fenomeno opposto all’indurirsi dei rapporti tra Washington e Berlino. Chiude il quadro tornando a parlare dei temi caldi che riguardano da vicino Roma e Parigi: la percezione francese della penisola italiana come “imbuto” per i migranti che vogliono accedere all’Europa Centro-Settentrionale, i “raid industriali” in territorio italiano e  l’iniziativa francese in Libia.

Il terzo intervento è stato quello del Dottor Francesco Butini. Si è inizialmente posto due questioni di fondo: “Davvero la Francia è una potenza militare mondiale a prescindere dai suoi alleati?” E: “Davvero è una forza economica commerciale mondiale, a prescindere da quella della Germania e dalla debolezza di alcuni paesi, tra cui l’Italia?” Per rispondere al primo quesito, Butini ha ricordato alcune delle più celebri disfatte e ritirate militari dell’esercito francese avvenute nell’ultimo secolo e mezzo, eccezion fatta per l’intervento nella Prima guerra mondiale: “La Francia ha capacità diplomatica e politica straordinaria, perché perde sul terreno, ma vince dal punto di vista politico e diplomatico”. Successivamente, ha commentato lo stato e la presenza delle truppe francesi fuori dai confini nazionali: “Dal punto di vista militare, la Francia è una potenza africana e mediterranea”. L’influenza e gli interessi francesi in queste regioni, infatti, sono testimoniate dalla presenza di oltre 7mila soldati francesi in Africa e più di 5mila uomini schierati tra le acque del Mediterraneo e nel Medio Oriente. L’attenzione si è poi spostata verso la questione della deterrenza nucleare. L’ospite si è interrogato sul ruolo che la Francia potrebbe giocare in futuro sul tema, dato il forte ritorno allo sviluppo del nucleare in alcune regioni calde. Butini ha proseguito parlando degli errori francesi in Africa Settentrionale, collegando il rapporto tra Sarkozy e Gheddafi con le recenti rivelazioni circa il finanziamento della campagna elettorale del primo, e le conseguenze economiche che Italia e Francia hanno dovuto affrontare in seguito allo scoppio della crisi libica. L’esportazione di armi è stata vista come strumento di influenza nel mondo. La Francia è il terzo esportatore dopo Stati Uniti e Cina e le destinazioni finali delle sue armi risultano essere Marocco, Algeria, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Cina: aree geografiche che combaciano con le regioni di maggiore interesse per la Repubblica francese.

Avvicinandosi alla conclusione del suo intervento, Butini riferisce che la Francia, numeri alla mano, è una potenza economica e commerciale, collocandosi ai primi posti tra gli esportatori mondiali. “Ma questa grandezza in campo economico è tutto merito suo, oppure ha beneficiato della capacità e potenza commerciale tedesca? Quanto delle economie più deboli? Possono esistere tali capacità economiche senza la Germania accanto? Io credo di no”. Lo scambio commerciale tra Parigi e Berlino è rilevante, specie perché le merci importate e esportate tra i due riguardano settori strategici per entrambi. Ulteriore mezzo di influenza di cui dispone la Francia è l’investimento in paesi stranieri. Butini sottolinea non solo la quantità di acquisizioni e fusioni societarie finalizzate dai francesi all’estero, ma anche la capacità di investimento delle aziende francesi, tra le più importanti al mondo. Gli investimenti all’estero sono utili anche per rafforzare i legami con un paese, come avviene tra Parigi e Washington. Infine, è stata letta una breve lista di recenti acquisizioni societarie in Italia da parte di importanti gruppi francesi operanti in settori come quello bancario, moda, alimentare e assicurazioni.

L’ultimo intervento dell’incontro è stato offerto dal Prof. Panayotis Kantzas. Il Professore ha affermato che un tema fondamentale è quello del terreno culturalmente fertile della Francia del dopoguerra che – con personaggi di spicco tra cui Lacan e Derrida – ha profondamente e positivamente inciso sulla crescita della Francia in quegli anni: di conseguenza, l’influenza francese in tale campo ha raggiunto altri paesi come l’Italia, incidendo sulla propria ricostruzione “culturale””In seguito, il Kantzas si è interrogato sulla figura del Presidente della Repubblica francese, e più precisamente su quanto la percezione di tale carica istituzionale sia cambiata nel tempo, sottolineando che la vita privata del Presidente Mitterand era molto più salvaguardata e rispettata sia dai media locali che dalla popolazione francese, rispetto al trattamento riservato ai politici francesi di oggi.

L’evento è stato accolto positivamente e con entusiasmo da tutti i partecipanti.

 

Damiano Messina

 

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