CHINA. CHINA. EVERYTHING. CHINA. CHINA. 

MICHELE DOMENICUCCI |
Negli ultimi decenni la Cina si è espansa molto nel Pacifico, attraverso forti investimenti economici e infrastrutturali. Le imprese e le compagnie controllate dallo Stato cinese sono ovunque nel Pacifico: i locali chiamano una delle più importanti, la China Civil Engineering Construction Corporation (CCECC) “China. China. Everything. China. China.”. 

La situazione dell’Indo-Pacifico è profondamente soggetta a mutazioni, anche a causa del disimpiego statunitense che nella regione operava moltissimo attraverso progetti umanitari e di sviluppo, in gran parte cancellati dalla seconda amministrazione Trump. La regione, però, sta tornando al centro delle attenzioni per i temi di sicurezza marina e cambiamento climatico. La Cina sta cambiando i rapporti di forza, le dinamiche di potere e le relazioni tra gli attori statali, i cosiddetti SIDS (Small Islands Developing States), e tutti gli stakeholder nella regione.  

Dalla metà degli anni ‘10 la Cina ha stretto rapporti bilaterali con molti Paesi del Pacifico: gli interventi prevedono prestiti agevolati, sovvenzioni, sostegni in ambito sanitario, agricolo e dei lavori pubblici. Dal punto di vista infrastrutturale la Cina ha costruito strade, aeroporti, ospedali, strutture sportive e palazzi governativi, lasciando un segno evidente e tangibile dell’efficacia della relazione tra Cina e il Paese ricevente. Le infrastrutture coinvolgono anche il settore digitale tecnologico (telecomunicazioni e reti di cavi sottomarini su di tutti): la Cina offre i propri sistemi di videosorveglianza e sicurezza digitale, mantenendo però il controllo dei sistemi e con una gestione opaca di possesso, conservazione e uso dei dati raccolti e della privacy.  

Per molti Paesi del Pacifico, con piccole economie ed evidenti problemi di fondi, quella della Cina è un’opzione molto più conveniente rispetto ad altri metodi di finanziamento, come patti multilaterali e accordi con più attori: è considerata sicura, veloce ed efficiente; mancano, inoltre, le limitanti condizioni in tema di sostenibilità ambientale e rispetto dei diritti umani che caratterizzano gli accordi con i Paesi occidentali, oltre che la tipica ed estenuante burocrazia. Tale situazione è dovuta anche dal fatto che gli accordi che vengono stretti con la Cina non sono totalmente trasparenti: spesso i termini per ripagare sono vaghi e tanti aspetti corollari non vengono affrontati a pieno, lasciando questioni aperte; inoltre, sollevano diverse preoccupazioni sulla sostenibilità del debito per tali interventi, sulla trasparenza e sulla mancata consultazione parlamentare, a volte aggirata per velocizzare le tempistiche.  

Un caso lampante è lo Stato di Tonga: Xi Jinping ha promesso nuovi investimenti negli ultimi mesi verso lo stato insulare, nonostante i debiti di Tonga verso il Paese asiatico abbiano superato i 112 milioni di dollari USA, secondo la Banca Mondiale (il 48% del debito estero totale). La Cina continuerà a “fornire assistenza allo sviluppo economico e sociale di Tonga. La Cina e Tonga sono veri amici che si sono sostenuti reciprocamente nei momenti difficili. Qualunque siano i cambiamenti della situazione internazionale, la Cina continuerà a sostenere Tonga nella tutela dell’indipendenza e della sovranità nazionale.” Gli ambiti principali in cui la Cina perseguirà i suoi obiettivi di sviluppo della nazione e della regione più in generale sono la pesca, il commercio, l’agricoltura e la risposta ai cambiamenti climatici. Questo nonostante Tonga abbia debiti importanti soprattutto verso la Export-import Bank of China, a cui sta pagando ancora debiti di progetti vecchi di venti anni. Il Paese fa parte dal 2018 della Belt and Road Initiative. L’Australia, di contro, ha stanziato fondi per lo sviluppo pari a 17,5 milioni di dollari USA, in particolar modo per la lotta al cambiamento climatico e all’innalzamento del mare, mentre gli Stati Uniti appena 4 milioni di dollari.  

Il caso di Tonga, come quello di molti altri Paesi in situazioni simili, fanno sorgere preoccupazioni sulla situazione finanziaria e sulla dipendenza politica, a fronte di una presenza cinese sempre più invasiva.  

Dal punto di vista diplomatico, Pechino si sta facendo sempre più presente: ha aperto nuove ambasciate, promosso nuove missioni diplomatiche e aggiornato e sviluppato quelle già esistenti. Segni di buona riuscita di questi collegamenti sono ad esempio la scelta da parte di Nauru, Kiribati e delle Isole Salomone di riconoscere a livello internazionale la Cina a discapito di Taiwan, un messaggio molto chiaro ed evidente della posizione consolidata di Pechino nel Pacifico. Dal punto di vista politico, tralasciando gli aspetti economici evidentemente convenienti per la Cina, l’allineamento sul piano internazionale è la vittoria più importante per Pechino.  

La Cina ha sviluppato notevoli miglioramenti anche nel settore della sicurezza e della difesa. Alcuni accordi, altamente controversi, come quello del 2022 stretto con le Isole Salomone con cui sono stati permessi operazioni militari congiunte (anche vicino alle acque territoriali australiane e neozelandesi) e al personale cinese di operare nella zona anche con l’accesso navale, hanno preoccupato molto gli storici alleati, su di tutti Australia e USA, che temono lo stanziamento della presenza militare cinese in una regione che fino a pochi anni prima era soggetta alla loro egemonia. Altri accordi simili sono stati presi con Vanuatu, Kiribati e le Isole Cook, uno Stato in libera associazione con la Nuova Zelanda; i temi degli accordi variano dalla sorveglianza militare marittima, all’addestramento delle forze militari e di polizia e alla cooperazione in materia di cybersicurezza. Cinque Paesi del Pacifico (Papua Nuova Guinea, Isole Salomone, Vanuatu, Samoa e Kiribati) hanno concesso l’accesso esclusivo alle strutture aeree e navali all’esercito cinese. Per esempio, le forze di polizia cinesi sono state stanziate per contribuire alla sicurezza della diciassettesima edizione dei Giochi del Pacifico nel 2023, tenutasi nelle Isole Salomone: come fa notare Aaron Connelly, responsabile diplomatico per l’Asia dell’Economist, una volta finiti i Giochi gli atleti hanno lasciato il Paese, ma non i poliziotti. 

Spesso i patti vengono siglati soprassedendo il controllo parlamentare, le opinioni pubbliche e i diversi stakeholders, suscitando giudizi contrastanti tra le forze di opposizione ai governi e tra gli attori della società civile. Paradossalmente, i rapporti tra i governi del Pacifico non hanno beneficiato delle azioni dell’intervento cinese, in quanto significativamente compromessi dalla divisione e dalla differente posizione sul tema tra Paesi sinofili e scettici dell’espansionismo cinese. I software forniti dalla PRC, che vengono usati in tutti gli ambiti, dalla sicurezza informatica dei sistemi governativi all’istruzione e alla pubblica amministrazione, mettono in discussione l’indipendenza formale dei Paesi oceanici, la possibilità di gestione autonoma dei software e la dipendenza sempre più evidente ai servizi resi dai cinesi.  

La regione del Pacifico offre anche una preziosissima risorsa nel sottosuolo: i cosiddetti noduli polimetallici o noduli di manganese, formazioni di minerali (principalmente formati da manganese, nichel, rame e cobalto) essenziali per la transizione tecnologica e soprattutto per le batterie elettriche. Si trovano a circa 4-6 km di profondità, sui fondali oceanici. La zona dell’Oceano Pacifico più ricca del mondo (con più di 21 miliardi di tonnellate di minerali critici) è la Zona di Clarion-Clipperton, a est delle Isole Hawaii, un’area amministrata dall’Autorità internazionale dei fondali marini (International Seabed Authority, ISA), un’organizzazione internazionale indipendente nata dall’ONU. Ne fanno parte la stragrande maggioranza dei Paesi del mondo, USA esclusi. I noduli sono estratti attraverso tecnologie di deep-sea mining, che consistono nel risucchiare le rocce dai fondali attraverso tubi. Sono evidenti i limiti e la pericolosità in termini ambientali, con l’ISA che fatica a trovare una regolamentazione comune da imporre a un’attività relativamente giovane, oggetto degli interessi dei governi del mondo da pochi decenni.  

Se da un lato alcuni Paesi come Kiribati e le Isole Cook, contraendo accordi con la Cina, vedono nello sfruttamento minerario una fonte di diversificazione delle proprie economie e una possibilità di sviluppo economico, altri come Palau, Fiji e Tuvalu richiedono a gran voce la salvaguardia degli ambienti marini e dei suoi ecosistemi.  

A fronte di una presenza cinese sempre più marcata nel continente, gli Stati Uniti hanno rafforzato nel 2023 il Trattato di Libera Associazione (Compact of Free Association, COFA) che hanno con Micronesia, Isole Marshall e Palau e che scadrà nel 2043: si tratta di un accordo da 7,1 miliardi di dollari distribuiti nei successivi 20 anni ($889 milioni a Palau, $3,3 miliardi alla Micronesia, $2,3 miliardi alle Isole Marshall e $634M per il Servizio Postale statunitense). Allo stesso modo misure ulteriori di cooperazione simili sono state prese da Australia, Giappone e dall’Unione Europea: tali prese di posizione, però, sembrano più ricorrere a misure riparative in chiave anticinese che un interessamento vero di cooperazione e sviluppo delle suddette aree.  

E soprattutto, per portare avanti tali politiche, servono gli strumenti della costanza, della dedizione e della cura continua e coerente delle relazioni internazionali con i SIDS: per mostrarsi alternative credibili e affidabili al colosso cinese, per mettere in primo piano la sfida dei diritti umani e quella climatico-ambientale, per perseguire insieme traguardi nel segno della trasparenza, della democrazia, della indipendenza e della cooperazione multilaterale.  

FONTI: 

https://www.csis.org/analysis/chinas-power-play-across-pacific

https://en.wikipedia.org/wiki/China_Civil_Engineering_Construction_Corporation

https://www.spf.org/iina/en/articles/fabrizio_bozzato_01.html

https://www.theguardian.com/world/2025/sep/15/pacific-islands-forum-pif-2025-five-key-takeaways

https://strategicspace.nbr.org/chinas-quest-for-strategic-space-in-the-pacific-islands/

https://www.un.org/ohrlls/content/about-small-island-developing-states

https://en.wikipedia.org/wiki/China-Pacific_relations

https://it.marketscreener.com/notizie/la-cina-promette-nuovi-investimenti-a-tonga-mentre-si-avvicina-la-scadenza-del-debito-ce7d5edddb8dfe22#:~:text=La%20Cina%20promette%20nuovi%20investimenti%20a%20Tonga,Tupou%20VI%2C%20sovrano%20della%20nazione%20insulare%20del

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