Storia del Medio Oriente contemporaneo: Islam, religione e politica.

Il Mar Mediterraneo non è soltanto una dimensione geografica ma un’idea evocativa che trascende le dimensioni dello spazio e del tempo, intrecciando passato e presente con legami indissolubili. Braudel lo definisce un “mare interno”, come a sottolineare la dimensione storica e politica che tale spazio ha esercitato e la sua funzione di crocevia tra civiltà diverse. Inoltre, lo storico mette in luce come dal Mediterraneo nascano tre civiltà: quella dell’occidente cristiano, quella propria dell’Islam, proiettata dal Marocco all’Oceano Indiano e contrapposta a quella cristiana, e, infine, quella greco-bizantina, ponte tra l’Asia Minore ed i Balcani.

Nell’epoca contemporanea, in particolare intorno al XVIII secolo, lo scontro con la realtà cristiana generò una forte esigenza di rinnovamento interno alla realtà arabo-islamica. Il mondo arabo, sotto il dominio formale dell’impero Ottomano, viveva una fase di isolamento rispetto all’Europa che, a seguito della rivoluzione industriale, iniziava ad intavolare rapporti commerciali importanti con l’America e l’Estremo Oriente. L’impatto con la potenza occidentale, traumatico per le popolazioni arabo-islamiche, ebbe luogo a seguito della Campagna di Napoleone in Egitto nel 1789. L’Occidente, militarmente superiore e tecnologicamente più avanzato, poneva il mondo islamico di fronte a una scelta: soccombere alla superiorità europea, assimilandone principi e valori oppure elaborare una risposta islamica alla modernità. Tra i principi europei che mal si conciliavano con i precetti islamici emergevano sia l’idea di Stato-Nazione – poiché l’Islam prevedeva che l’intera comunità di fedeli, la umma, fosse riunita sotto un’unica amministrazione -, sia il concetto di libertà individuale e di secolarismo. L’Islam è, invero, una ideologia omnicomprensiva che pretende di abbracciare la dimensione del sacro (i rapporti uomo-Dio con le relative ricadute sul piano del culto e della teologia) e la dimensione dei rapporti sociali: in tal senso, esso deve essere percepito come una visione del mondo che orienta la prassi. Il contatto con l’Occidente scosse tutto il mondo arabo e islamico e in modo particolare l’Egitto, dove venne percepita la necessità di realizzare un forte rinnovamento volto a modernizzare i concetti islamici in modo da garantire lo sviluppo della comunità araba. Agli inizi degli anni Trenta dell’Ottocento, ad esempio, l’intellettuale egiziano Al-Tawati definiva il contatto con l’Europa come una benedizione, poiché esso avrebbe garantito l’evolversi della società islamica. Tuttavia, la politica europea in Medio Oriente contraddisse in breve tempo tutte le aspettative: la sempre più forte ingerenza occidentale nella vita politica e sociale degli Stati del Nord Africa e del Medio Oriente generò un cambiamento nella percezione araba degli europei. L’Occidente infatti assunse le sembianze del dominatore straniero, mentre l’Impero Ottomano, la principale autorità islamica, continuava a rappresentare un punto di riferimento.

La fine della Prima Guerra Mondiale determinò la nascita di un Medio Oriente terribilmente frammentato e sottoposto agli interessi delle Potenze europee. Il crollo dell’impero ottomano e la nascita della Turchia moderna svilupparono un dibattito interno per quanto concerne il futuro del mondo arabo-islamico: alcuni studiosi islamici sostenevano la necessità di creare un’unica Nazione araba che avrebbe trovato la sua legittimazione nella presenza di una lingua e di un’ereditarietà storica comune; altri invece auspicavano la creazione di una sorta di Società delle Nazioni Arabe Unite. Tuttavia, a partire dal 1919, l’egemonia europea nella regione raggiunse la sua massima espansione: dall’Oceano Atlantico al Fiume Indo restavano indipendenti l’odierna Turchia, gli odierni Arabia Saudita e Yemen (settentrionale) e, in misura molto minore, l’odierno Iran. Nel tentativo, culturale prima che politico, di ricreare un proprio spazio da una parte autonomo e dall’altra unitario, il Medio Oriente trovò come denominatore comune la religione islamica da cui ebbe origine ogni tentativo di rinascita. La riflessione religiosa che scaturì da questa necessità prese due direttrici sostanzialmente opposte: modernizzare l’Islam o islamizzare la modernità. La prima tendenza trovò la sua espressione culturale nella “nahda” (rinascita) e la sua massima espressione politica nel governo dell’Egitto dal 1922 al 1952, durante il quale vennero messe in atto importanti riforme culturali. La seconda tendenza auspicava una “islah” (riforma) dell’Islam che preveda il ritorno non mediato alle origini, adottando uno stile di vita che rispecchiasse quelle dei profeti. Tra fine Ottocento e inizio Novecento, la riforma germogliava all’interno dell’ideologia islamica, ma questa trovò una sua attuazione politica e sociale soltanto nel 1928, quando Hasan Al-Banna (1906-1949) fondò in Egitto “l’Associazione dei Fratelli Mussulmani”, mirante a diffondere un’islamizzazione dal basso della società con l’obiettivo di mettere in atto riforme sociali e politiche. I precetti dell’organizzazione venivano riassunti nella seguente formula: “Dio è il nostro programma, il Corano la nostra costituzione, il Profeta il nostro leader, il combattimento sulla via di Dio la nostra strada, la morte per la gloria di Dio la più grande delle nostre aspirazioni.

Una volta ottenuta l’indipendenza, il riformismo ispirato dai modelli “nahda-islah” favorì lo sviluppo del mondo musulmano: l’Egitto di Nasser divenne un nuovo punto di riferimento per l’attuazione di un modello di amministrazione statale socialista e laico che prevedeva un forte intervento dello Stato nell’economia e la repressione violenta di tutte le forme di opposizione. Il processo di decolonizzazione e il nuovo ordine bipolare avevano, infatti, favorito lo sviluppo di movimenti nazionalisti legati alla singola Nazione e, mentre l’Islam rimase una componente importante delle società nei singoli Stati, si verificò uno slittamento dalla dimensione panaraba alla dimensione nazionale. Tuttavia, l’applicazione di tali ideologie non ha prodotto i risultati auspicati: i Paesi del Medio Oriente, infatti, non sono riusciti a raggiungere gli stessi tassi di crescita economica registrati dagli Stati europei. L’assenza di un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, le politiche paternaliste europee e le continue sconfitte subite nei conflitti contro Israele hanno permesso all’Islam di occupare nuovamente i principali spazi ideologici e identitari, al punto da generare la nascita di correnti estremiste.

Dal punto di vista storico, il fondamentalismo-radicalismo islamico nasce proprio come un’estremizzazione delle tendenze riformiste della nahda e dell’islah. Le prime forme di fondamentalismo nacquero tra la metà degli anni Sessanta e gli anni Ottanta, dopo il crollo degli ideali laici e nazionalisti dell’epoca di Nasser. A partire dal 1974, il fallimento delle politiche riformatrici e l’atteggiamento ambiguo dei vari governi mediorientali, accusati di favorire l’avanzata culturale ed economica occidentale, determinò lo sviluppo di correnti minoritarie che professavano il ricorso alla lotta armata come mezzo per garantire la sopravvivenza dei valori e dei precetti islamici. Pertanto, il fondamentalismo islamico è un fenomeno recente che talvolta ricorre allo strumento religioso con lo scopo di ottenere obiettivi militari e politici. In generale, il radicalismo islamico o “islamismo politico” professa:

  1. Un ritorno alle fonti originarie dell’Islam, quali il Corano e la sunna o il comportamento del Profeta, per purificare la società contemporanea empia e immorale;
  2. La realizzazione di uno “Stato islamico” in cui Dio sia la fonte della legislazione e venga rigorosamente applicata la sua Legge;
  3. La politicizzazione di un messaggio e di una dottrina religiosa le cui prime applicazioni erano soprattutto etico-sociali, il che implica la conquista del potere politico.

L’ulteriore radicalizzazione jihadista con Al-Qaeda, ISIS e altre organizzazioni meno visibili, risale all’ultimo decennio e ha origine, da lontano, dall’invasione sovietica dell’Afghanistan nel 1979, e da vicino, dall’11 settembre. Questa ulteriore radicalizzazione è motivata da molteplici fattori: dalla crisi economica alla persuasione di lottare contro un neo-imperialismo ammantato di sionismo in cui l’Islam e i musulmani sono oggetto di insopportabili violenze e sopraffazioni, dalla scelta di una strategia più movimentista di imposizione dello stato islamico “dall’alto” all’inserimento di attori e forze ambigue e provocatorie che mirano alla destabilizzazione del Medio Oriente come i servizi segreti di alcune potenze occidentali e di Israele così come le ambizioni egemoniche dei Sauditi. In Europa, ad oggi, i movimenti fondamentalisti islamici possono essere considerati una minaccia alla stabilità e all’ordine internazionale poiché si contraddistinguono per la volontà di riaffermare i valori arabo-islamici a livello mondiale in contrapposizione con la realtà occidentale.

In un contesto europeo nel quale le nuove generazioni faticano a trovare una collocazione e un sistema valoriale di riferimento, l’Islam, in quanto ideologia omnicomprensiva, può fornire una valida risposta. Sul piano interno, i singoli Paesi europei dovrebbero tenere in considerazione l’impatto che tale sistema di valori può avere sulla popolazione locale e prendere misure che permettano l’amalgamarsi della dimensione religiosa e della dimensione statuale, mantenendo il secolarismo come principio cardine dell’organizzazione statuale. Sul piano internazionale, invece, Massimo Camparini, esperto di Storia del Medio Oriente, ha affermato: “l’Occidente deve arrivare a un autentico partenariato, su basi di reciproca fiducia e collaborazione, col mondo musulmano. È tempo di rinunciare al neo-colonialismo e alla pretesa dell’egemonia economica (oltre che militare). D’altro canto, sarebbe utile che l’occidente smettesse la politica ipocrita di sostenere regimi reazionari e ambigui come l’Arabia Saudita, solo perché filo-occidentali, ed emarginare regimi come l’Iran, la cui funzione strategica per contenere estremismi come l’ISIS potrebbe essere centrale, solo perché non filo-occidentali, anche se conservatori. La politica è compromesso e pragmatismo, mentre nei confronti soprattutto del Medio Oriente, quella occidentale è stata finora molto ideologica.

 

Bibliografia:

 

Ambra Cappellini

 

Limes club (1)

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