Un Islam europeo? Una sfida per l’Europa

Oggi il mondo occidentale e quello orientale, entrambi soggetti eterogenei e variegati, sono protagonisti di un forte scontro all’interno del contesto globale. Se il primo lo si identifica entro i confini di una specificità geografica nonché culturale, il secondo si contraddistingue per una forte matrice religiosa: la contraddizione, pertanto, non è presente tra mondo islamico e cattolico, bensì tra Occidente e mondo islamico, basando la peculiarità del confronto sulla differenza tra gruppi dissimili per categorie. Lo scontro tra civiltà islamica ed europea ripropone nella società odierna un rapporto di tensione, oltre che religiosa anche sociale e culturale, che perdura dalla nascita della religione di Muhammad nel VII secolo, ma che non possiamo esimerci dal ricondurre ai forti interessi economici di oggi: il petrolio primo fra tutti. L’Islam è uno ma anche plurale: “molti Islam” possono coesistere e intersecarsi tra loro. A tal proposito, l’approdo dell’Islam in Europa in età contemporanea porta con sé l’annosa questione: Islam in Europa o Islam europeo? Sorgono anche controversie legate alla presunta incompatibilità verso una società secolare e laica come quella occidentale. Senza dubbio, oggi l’Islam costituisce una realtà costante e imprescindibile del panorama culturale, religioso e politico europeo e il suo insediamento e la sua sedimentazione non sono altro che il frutto di diversi fattori concatenanti quali il colonialismo, manodopera immigrata negli anni del boom economico, ricongiungimento familiare, flusso di migranti e profughi scappati da fame e guerre.

Come dimostrato da numerosi studi avviati anche con il contributo dei musulmani, l’Islam europeo esiste sia a livello teorico, come parte di un Islam plurale, sia nella vita quotidiana, a livello di appartenenza a una comunità di riferimento, una specie di sottoinsieme dell’umma. Se da un lato l’idea della creazione di un Islam europeo è stata teorizzata da intellettuali di differente provenienza ed estrazione, dall’altro, milioni di persone che vivono in Europa sono e si definiscono musulmani europei. Tra i più noti intellettuali musulmani che, seppur con differenze rilevanti, hanno elaborato il concetto di Islam europeo, troviamo Bassam Tibi, probabilmente il primo ad aver teorizzato l’esistenza dell’Islam europeo e a cui si deve il conio, nel 1992, dello stesso termine “euro-islam”, e Tariq Ramadan, che auspica la creazione di un Islam europeo a partire dal 1999 nel libro Essere un musulmano europeo. Tibi ritiene che l’Islam è sì una fede religiosa e un sistema culturale, ma non un’ideologia politica e, al contempo, è l’Europa, con le sue tendenze eurocentriche, a rendere altro il migrante e a contribuire all’alienazione dei immigrati musulmani; d’altro canto, Ramadan, sostiene che quella musulmana europea non sia un’identità già definita, quanto piuttosto un’identità che va costruita: è questo il compito che spetta ai musulmani che vivono in Europa, considerare cioè l’islam come una religione europea.

Ad oggi, le persone di fede islamica nel Vecchio Continente sono 25,8 milioni, il 5 per cento della popolazione totale: i fatti islamici si intrecciano e sono la dimostrazione che un Islam europeo esiste veramente, sia nella vita quotidiana che come costruzione intellettuale e teorico-religiosa. Tuttavia, la vita dei musulmani in Europa testimonia spesso un uso secolarizzato della religione, quale riferimento culturale o etico più che religioso, dando l’immagine di un Islam “combattuto tra l’etnicità e l’integrazione, l’adattamento e l’innovazione”: tutto ciò contribuisce a creare una tradizione islamica europea, ma anche tante tradizioni islamiche nazionali interne ai vari paesi europei, e in questo senso si può parlare di Islam europeo come si parla di Islam etnico. A loro volta, le molteplici forme di Islam nazionali presentano specificità proprie e sono il risultato di una differenza che ha ragioni storiche e politiche oltre che culturali, la più evidente delle quali caratterizza i paesi di re-islamizzazione dei Balcani. Se l’Europa diventa sempre più musulmana, anche l’Islam diventa sempre più europeo: si può sottolineare quindi l’esistenza un Islam europeo all’interno di un Islam globale, o meglio che anche l’Islam non sfugge al concetto di “global“. È una religione non così diversa da quella del mondo islamico: è lo spazio sociale in cui vive che ne trasforma alcuni aspetti e fa sì che si mescoli con modi di vita e tradizioni diverse. Il melting pot islamico in contesto europeo, un crogiolo di provenienze, vissuti sociali e culturali, assume caratteristiche proprie di contaminazione riportandoci all’immagine del caleidoscopio identitario che ha un alto potenziale di sviluppo e innovazione. Sorgono così nuovi interrogativi all’interno della religione islamica, chiamata a dare nuove risposte, frutto di strategie e soluzioni messe in atto per la sopravvivenza della propria appartenenza e per l’integrazione.

Ma gli ostacoli all’affermazione dell’Islam europeo passano soprattutto attraverso la mancanza di dialogo: molto dipende infatti da come vengono affrontati gli innumerevoli problemi di convivenza derivanti dalla gestione dei flussi migratori, che spesso paiono di più difficile risoluzione se gli immigrati sono musulmani. In questo senso, non bisogna sottovalutare la rappresentazione negativa che molti mass media danno dell’Islam, in particolare dal periodo immediatamente seguente all’attentato dell’11 settembre 2001: è questo infatti, un fenomeno che prosegue da oltre una decina d’anni e della cui influenza politica e sociale sull’opinione pubblica l’Europa è sempre più chiamata ad occuparsi. Le persone di fede musulmana che vivono in Europa fanno fatica a vedersi riconosciute come parte integrante del futuro del continente: che siano in Europa da poco tempo o da più generazioni, vengono spesso avvertite – sia dalla popolazione che dalle stesse istituzioni – come un “corpo estraneo”. Invero, l’integrazione dell’Islam risente del peso di diversi fattori, siano essi esogeni che endogeni alla società europea. Tra i primi spicca lo scontro ideologico odierno tra cristianità e Islam, radicato in paesi a maggioranza cattolica e che ha forti ricadute politiche sul rapporto istituzionale con la comunità islamica – l’Italia è uno di questi; inoltre, l’Islam inteso come “realtà importata” viene inevitabilmente collegato all’immigrazione,  suscitando spesso in alcuni segmenti delle società civile e del mondo politico una chiara avversione nei confronti dei due fenomeni sociali considerati una minaccia per l’identità e la sicurezza dell’Europa. Tra i fattori esogeni troviamo: le numerose guerre e i conflitti che da anni affliggono diverse parti del mondo musulmano e che coinvolgono l’Europa per ovvi motivi geopolitici, fenomeni che portano al dilagare del terrorismo e di jihadisti europei; l’ingerenza degli Stati islamici nella vita delle comunità islamiche e nella gestione delle loro reti associative, come fanno il governo algerino in Francia e quello marocchino in Italia, che altro non è se non un processo di controllo delle diaspore musulmane e, infine, anche la mancanza della volontà politica di considerare l’Islam una parte integrante del futuro europeo. L’intreccio tra questi fattori interni ed esterni ha finora reso vano qualsiasi processo di “cittadinizzazione” dell’Islam nel contesto europeo, volto a farsi che i musulmani a partire dalla seconda generazione possano considerarsi senza reticenza musulmani europei a pieno titolo.

Tornando al concetto di Islam europeo, a livello di speculazione intellettuale, spirituale e politica, esso nasce come teoria per diventare, secondo alcuni, un progetto e una sfida: se da una parte risponde alla necessità di integrazione della minoranza musulmana nel contesto europeo, dall’altra è frutto di piani di conquista dell’autorità in Europa. Da oltre trent’anni, l’Europa “pianifica” con i paesi della Lega Araba la fusione delle due sponde del Mediterraneo in un nuovo agglomerato che Bat Ye’or, studiosa inglese indagatrice dello status delle comunità etnico-religiose nei paesi islamici, ha suggestivamente denominato “Eurabia. Il termine rimanda a una teoria geopolitica ben definita: si riferisce infatti a un ipotetico scenario futuro in cui l’Europa, a causa della massiccia immigrazione dai paesi di matrice islamica, verrebbe ad essere profondamente islamizzata. Secondo la Ye’or, il progetto quale frutto della volontà politica comune è stato perseguito con coerenza attraverso il cosiddetto dialogo euro-arabo, nato nel corso degli anni settanta per trovare una soluzione al conflitto israelo-palestinese, portando alla graduale trasformazione del continente europeo in un ibrido asservito alle esigenze politiche e agli standard culturali del mondo arabo. Il dialogo euro-arabo si caratterizza per le sue dimensioni politiche, derivanti dal tentativo di riscoprire, rinnovare e rafforzare i legami che uniscono due regioni così vicine, dal desiderio di eliminare i malintesi che hanno creato difficoltà in passato e dall’intento di gettare le basi per una cooperazione futura che promuova una vasta gamma di iniziative vantaggiose per entrambe.

Nonostante gli intenti, molti guardano con scetticismo e persino paura il tentativo di dialogo tra i due mondi: lo storico Bernard Lewis profetizza che, entro il 2100, tutta l’Europa verrà numericamente dominata dai musulmani; la Fallaci, che non credeva nel dialogo con l’Islam, lo riteneva un monologo, un soliloquio inventato per calcolo della Realpolitik. Inoltre, la giornalista ha ripreso con forza il termine “Eurabia”, e lo ha reso incandescente parlando di teoria del complotto, riferendosi a ciò che stava dietro la strategia euro-araba come alla più vasta cospirazione che la storia moderna abbia mai creato. La teoria del complotto spiegherebbe inoltre l’espansione della popolazione musulmana in Europa e, al contempo, la risposta religiosa che ne deriva, come una minaccia sovversiva. Lo stesso think tank statunitense, il Pew Research Center, afferma che entro metà secolo i musulmani in Europa potrebbero oscillare tra 35,8 e 75 milioni.

In un mondo globale come quello di oggi, malgrado le teorie complottiste e avvenimenti gravi come gli attacchi terroristici, il mondo occidentale e quello islamico sono destinati a compenetrarsi sempre più: le istituzioni si incontrano, i diversi organi si riuniscono con fare sempre più bilaterale, immigrati e studenti sono sempre più a contatto, uomini d’affari passano da una realtà all’altra scambiandosi esperienze e interessi. Sebbene venga fatto sempre un passo verso l’integrazione, sono ancora in molti a condividere l’antico preconcetto della divisione insuperabile tra Islam e Occidente: occorre sviluppare dunque un approccio globale che consenta di gestire i rapporti fra i due attori con criteri in cui l’incontro tra civiltà dovrà essere dominante. La presenza musulmana in Europa, peraltro, dovrebbe rappresentare l’elemento trainante del processo di trasformazione, proponendo una Europa non solo quale polo economico, ma che rappresenti soprattutto quel centro di civiltà che nei secoli ha più volte interagito con il mondo islamico. L’Europa cosmopolita, erede di una tradizione multietnica e rispettosa di qualsiasi credo religioso, è sicuramente capace di raggiungere questa integrazione sviluppando qualunque iniziativa che possa accelerare il processo di compenetrazione di due grandi civiltà, islamica e occidentale, in realtà molto più vicine di quanto si possa pensare.

 

Bibliografia:

  • Bat Ye’or, Eurabia, Come l’Europa è diventata anticristiana, antioccidentale, antiamericana, antisemita, Lindau, Torino, 2007.
  • Oriana Fallaci, Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’apocalisse, Collana Rizzoli International, 2004.
  • Maria Luisa Maniscalco, Islam europeo: Sociologia di un incontro, Franco Angeli, 2012.

 

Sitografia:

 

Angelica Marcantone

 

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Una risposta a "Un Islam europeo? Una sfida per l’Europa"

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  1. Veramente interessante… Espongo il mio parere da italiana (abruzzese-pugliese) musulmana (entrambi i miei genitori si sono convertiti all’Islam e sono cresciuta con questa religione).
    Credo che nell’Islam, così come nel cristianesimo e nell’ebraismo, non sia questione di “Occidente” e “Oriente”. Semplicemente, si tratta di una religione che può essere applicata ovunque o può essere tralasciata ovunque. L’Islam non esiste come “occidentale” o “orientale”, esiste come religione che, pur essendo nata in un contesto arabo, è esplicitamente rivolta a tutto il mondo ed è di fatto praticata in tutto il mondo. Certo, ognuno può scegliere se praticare la propria religione così com’è o sfoggiare il titolo di “musulmano” senza conoscere né la storia né l’essenza profonda della religione. Ci è stato concesso il libero arbitrio. Questo sia in un paese cattolico o laico che in uno islamico.

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