Venti di Guerra Gelida al Circolo Polare Artico

 

cropped-limes-club_300                                                                                                Niccolò Zorn    FullSizeRender

 

La Regione Artica è un’area non continentale circolarmente delimitata da uno dei cinque principali paralleli indicati sulle carte geografiche e contiene al suo centro il punto posto all’estremo Nord rispetto all’asse terrestre.

La particolare posizione del Polo al confine cardinale del globo, le sue peculiari caratteristiche climatiche e il suo isolamento – rimasto per secoli quasi inalterato – all’interno del quadro geopolitico mondiale sono state condizioni tali per cui attorno a questo strano continente si è da sempre instaurata un’aura di eccezionalismo rispetto alla maggior parte delle altre realtà del pianeta.

In questo senso l’assunto, o quantomeno la speranza, che ha guidato ogni approccio allo studio delle dinamiche politiche ed economiche collegate a quest’area è da sempre stata tale per cui il suo relegamento geografico ha, di fatto, schermato questa terra ghiacciata da tutte quelle tensioni e competizioni che normalmente dominano le altre regioni sotto la sfera d’influenza e il raggio d’azione delle grandi potenze. Le sue estreme ed inospitali condizioni hanno creato un cocktail di circostanze per cui il realismo politico ha trovato ben poco spazio; la maggior parte di queste, infatti, sono spesso finite con il catalizzare piuttosto momenti ed elementi di cooperazione, caratterizzando un terreno di stabilità e pace completamente scisso da tutti gli eventi e conflitti che imperversano nelle altre parti del Mondo[1]. Almeno finora.

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[Fig.  1] Area dell’Oceano Artico.

 

Gli effetti del cambiamento climatico

Negli ultimi tre decenni il surriscaldamento globale ha fortemente contribuito allo scioglimento dei ghiacci artici e i suoi effetti sembrano lì manifestarsi con maggiore intensità dato che la calotta polare ha ininterrottamente continuato a sciogliersi procedendo ad un ritmo che è due volte più veloce rispetto ad ogni altro angolo della Terra.

Mentre la maggior parte del globo vede questo fatto come un soverchiante disastro, cinque tra le principali nazioni artiche – Stati Uniti, Russia, Canada, Norvegia e Danimarca – sembrano godersi lo spettacolo, attendendo silenziosamente che i benefici abbandonino finalmente il loro stato solido e comincino a fluire, garantendo loro lucrosi affari così come nuove e fresche entrate.

Infatti le conseguenze del ritiro dei ghiacci, culminanti nella creazione nell’area di un oceano nuovo di zecca, portano con sé effetti ed opportunità dall’immensa portata politica, strategica ed economica:  risorse finora inaccessibili divengono più facilmente sfruttabili in quanto la loro estrazione richiede un minor apporto tecnologico e un più limitato impiego di risorse; grandi canali d’investimento si sbloccano in un’area rimasta quasi totalmente vergine; nuove rotte divengono improvvisamente percorribili, mutando sostanzialmente la dinamica mondiale dei commerci, dei trasporti e delle rotte commerciali.

 

Tra risorse ed investimenti al Polo Nord c’è molto di più che Babbo Natale

Il mutare del paesaggio artico sta aprendo allo sfruttamento di risorse naturali e minerarie dall’incalcolabile valore. Per questo motivo, a partire dalla fine degli anni Sessanta – quando sono stati scoperti nel suo fondale i primi importanti giacimenti di combustibili fossili – la rilevanza della componente geoeconomica dell’Artico continua a crescere in misura esponenziale. Essa non sembra destinata ad arrestarsi neanche nei prossimi decenni, a meno che il peso strategico degli idrocarburi nella politica mondiale non venga ridotto dall’approvvigionamento energetico tramite fonti alternative.

Le stime effettuate finora, decisamente meno aleatorie e più veritiere rispetto al passato, indicano che in questa parte del globo potrebbe concentrarsi una quantità enorme di risorse naturali, sia ittiche sia minerarie; tuttavia, ciò che più desta l’attenzione degli attori in gioco sono i probabili ed appetibili giacimenti di petrolio e gas naturale, la cui rispettive attività di ricerca e sfruttamento si fermano ancora ad uno stadio iniziale.

In anni recenti, accreditate fonti come la Royal Institute of International Affairs hanno affermato che, oltre ad un ingente patrimonio ittico, si ritiene che l’Artico possa contenere fino a “90 Miliardi di barili di petrolio e 47.000 Miliardi di metri cubi di gas naturale”[2]. Similmente la US Geological Survey stima che tale regione possa custodire “il 30% delle risorse mondiali di gas naturale non ancora scoperte, e il 13% di petrolio”[3]. Ancora, lo US Government Accountability Office stima che circa 1000 Miliardi di Dollari sotto forma di minerali – come oro, platino, cobalto, rame, manganese, nichel e zinco – giaccia sotto la fredda coltre della regione, senza contare le potenzialità economiche scaturenti da un’eventuale penetrazione turistica in una terra dai magici e suggestivi paesaggi[4].

Ovviamente, l’apertura dei ghiacci dell’Artico non è passata inosservata alle principali compagnie petrolifere mondiali che stanno già cercando di esplorare i ricchi giacimenti di petrolio e di gas nel Mare di Barents, tra la Russia e la Norvegia, e sulla penisola russa di Yamal[5]. Tali progetti vanno via via assumendo prioritaria importanza dal momento che lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi porta con sé nuovi e remunerativi sbocchi per capitali sotto forma di investimenti in servizi di supporto, primi fra tutti la costruzione di piattaforme e di impianti di estrazione, la manutenzione delle strutture e la messa in opera dei vettori di trasporto del greggio[6].

In sostanza, se fino a questo momento l’accesso a tali ricchezze era rimasto di fatto estremamente costoso e complicato, il surriscaldamento globale sta rendendo la praticabilità del loro sfruttamento un’eventualità sempre più economica ed accessibile, anno dopo anno.

 

Nuove rotte

Fino ad oggi l’Artico ha costituito una sorta di barriera naturale tra il continente americano e quello eurasiatico, essendo attraversabile in ogni periodo dell’anno soltanto per via sottomarina o aerea.

La diminuzione della superficie di ghiaccio della banchina polare, rendendo navigabile l’area del Passaggio a Nord-Ovest e del Passaggio Nord-Est, sta aprendo la strada alla creazione di nuove vie commerciali. Esse potrebbero presto trasformarsi in vere e proprie autostrade artiche in grado di rivoluzionare l’intero quadro dei trasporti su scala mondiale, portando effetti sconvolgenti nelle relazioni e nei commerci internazionali dal momento che, secondo l’UNCTAD, “oltre l’80% del volume del commercio globale e più del 70% del suo valore viene trasportato annualmente via mare”[7].

Data la conformazione del pianeta, la ridotta distanza tra i meridiani al Polo permette infatti di ridurre drasticamente i costi delle vie di transito nell’area artica, accorciare le distanze nei commerci internazionali e contrarre i tempi di percorrenza dei viaggi dall’Europa, avvicinando gli enormi mercati europeo, nord-americano, asiatico e dell’Estremo Oriente. Inoltre, l’apertura di tali rotte e la loro accessibilità durante tutto l’anno consentirebbe di beneficiare del rilevante vantaggio di eludere la tradizionale rotta meridionale attraverso il Canale di Suez; ciò permetterebbe di evitare, allo stesso modo, le instabili e pericolose aree mediorientali e del Corno d’Africa così come la quotidiana congestione dei canali di Suez e di Panama collegando a Nord, di fatto, gli oceani Atlantico e Pacifico[8].

In questo senso, uno degli attori che potrebbe maggiormente beneficiare da ciò è sicuramente la Cina che, sebbene la sua capitale disti più di 3000 chilometri dal Circolo Polare Artico, è fortemente interessata all’area per la costruzione della Via Polare della Seta, “per lo sviluppo sostenibile economico e sociale dell’Artico” e per lo sfruttamento di fonti non tradizionali come “l’energia geotermica, eolica ed altre risorse energetiche pulite” in un contesto di “cooperazione con gli altri attori artici”[9]. Poter transitare da lì le permetterebbe, infatti, di ridurre notevolmente i tempi di percorrenza ed arrivare direttamente nel grande mercato europeo; per questa ragione, sta fortemente investendo nella costruzione di navi rompighiaccio – anche a propulsione nucleare – e nella costruzione di avamposti militari finalizzati alla protezione del passaggio dei propri beni in queste nuove rotte commerciali[10].

 

La battaglia per l’Artico: a chi appartiene questo nuovo oceano?

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[Fig.  2] Rivendicazioni Territoriali nell’Artico[11]

Nel 2007 una spedizione polare capitanata dalla Russia ha piantato, come Armstrong sulla Luna, una bandiera russa sul letto marino posto direttamente sopra il Grande Nord. A. Chilingarov, esploratore a capo della Missione Arktika 2007, dichiarò nell’occasione che “l’Artico è territorio russo. Dobbiamo provare che il Polo Nord è la naturale estensione della piattaforma continentale russa”[12].

Tuttavia, nonostante tali scenografiche rivendicazione di diritti di proprietà su scala mondiale come all’epoca fecero gli Stati Uniti con la missione Apollo 11, il regime giuridico-internazionale dell’Artico è piuttosto complesso, instabile e difficilmente inquadrabile. Per questo, esso ha da sempre necessitato l’instaurazione di schemi e regole specifiche di rilevanza più settoriale che regolamentare, favorendo l’utilizzo di strumenti limitati formulati all’uopo. In questo particolare quadro geopolitico le peculiarità areali sono sì caratterizzate da forti squilibri di potere ma esse hanno, al tempo stesso, incentivato il multilateralismo e la cooperazione più che lo scontro competitivo[13]. In ogni caso, questa è soltanto la punta dell’iceberg.

Sotto il Diritto Internazionale, infatti, ciascuna nazione è legittimata a rivendicare diritti esclusivi di sovranità in relazione a specifiche attività fino a 200 miglia nautiche (370 km circa) dalla linea di base del mare territoriale, in ciò che è conosciuto come zona economica esclusiva. Oltre a ciò, le acque sono sottoposte al regime giuridico dell’alto mare – retto dal principio di libertà in quanto res communis omnium[14] – e, come tale, facilmente preda dell’accaparramento arbitrario, a meno che un’altra nazione non riesca a provare alla comunità internazionale che detta zona le appartenga. All’atto pratico, le rivendicazioni degli attori artici – Russia, Stati Uniti, Canada, Norvegia, Groenlandia/Danimarca – si estendono ben oltre le 200 miglia nautiche stabilite dalla Convenzione ONU sul Diritto del Mare (UNCLOS)[15] e, di fatto, propendono per un’estensione dei loro diritti di sovranità sull’Artico così come del conseguente sfruttamento delle risorse. Tali attori, ovviamente, “sono recalcitranti rispetto all’assoggettamento ai principi del Diritto Internazionale Marittimo”[16] e, pertanto, sempre più frequentemente presentano contese su diritti di navigazione e controllo delle nuove rotte e dei passaggi marittimi chiave, collegando le proprie rivendicazioni a soggettive proiezioni di sovranità territoriale.

Tuttavia, tra i paesi rivieraschi potranno sorgere contrasti ben più gravi non soltanto riguardo le acque territoriali e il loro controllo ma, soprattutto, sull’estrazione e lo sfruttamento delle risorse ivi contenute. In questo modo, congiuntamente ai problemi ecologici che queste attività usualmente si portano di contorno, si rende indispensabile ed urgente il ricorso ad un sistema di accordi specifici, magari gestito e tutelato dal Consiglio Artico[17]. In questo senso, uno degli scopi scritti della Dichiarazione di Ilulissat (Groenlandia), annunciata il 28 Maggio 2018 da cinque nazioni dell’Artico circumpolare riunitesi a livello politico durante la Conferenza sull’Oceano Artico, era proprio quello di garantire un accresciuto impegno per “la risoluzione ordinata di qualsiasi possibile rivendicazione parzialmente sovrapposta (tra i vari attori)”[18] ma, in quanto mera Dichiarazione, essa non ha alcun potere od effetto giuridicamente vincolante. In più, alcuni membri del sopracitato Consiglio Artico non sono stati neanche invitati a sedersi al tavolo della Conferenza per pure logiche di potenza e, pertanto, non hanno preso parte alla Dichiarazione rendendo la sua realizzazione un’eventualità quantomeno improbabile. Il pericolo a cui tutti sono sottoposti è quello di essere risucchiati in un vortice ghiacciato di tensioni e rivendicazioni a catena.

 

L’aspetto militare

Di fronte a tali prospettive strategiche ed economiche, appare inevitabile il riaccendersi delle contese tra le principali potenze artiche. Tra queste, nessun paese in particolare sta dimostrando di essere minimamente disposto ad indietreggiare senza lottare, nonostante gli evidenti squilibri di potenza.

Finora, Norvegia e Islanda sono gli unici due paesi ad aver presentato richieste di rivendicazione che siano state effettivamente approvate dalle Nazioni Unite. Tuttavia, è proprio quando queste richieste si sovrappongono che i problemi sorgono e, ad esempio, Russia, Danimarca e Canada hanno di fatto cominciato a presentare rivendicazioni sempre più frequenti su aree coincidenti, anche se ancora non sono state emesse pronunce in tal senso[19].

Il Canada, in particolare, presenta storiche contese con gli Stati Uniti sui diritti di navigazione nelle loro acque territoriali; tuttavia, in questo caso, le prospettive di accordo verso la stipula di politiche di navigazione comunemente accettate sono decisamente più alte[20].

Il governo norvegese, invece, nonostante non riconosca a livello pubblico alcuna minaccia militare alla propria sicurezza nell’Artico, percepisce un aumentato rischio di incorrere in limitazioni alla libertà di accedere ed operare nei territori in discussione a causa del rafforzamento delle capacità russe in termini di difesa aerea e di interdizione. Per questo motivo, esso ha recentemente stanziato ingenti fondi allo scopo di ammodernare il proprio apparato difensivo e dotarsi di nuovi caccia F-35, velivoli da pattugliamento marittimo e nuovi sommergibili – specifici per l’Artico – fabbricati in Germania, facendo leva su recenti accordi commerciali[21].

La Groenlandia, territorio autonomo posto sotto al sovranità della Danimarca, è invece il territorio che possiede la costa terrestre più vicina al Polo Nord. Nel 2014, pertanto, ha rivendicato un’area di 895,000 km2 che si estende dai suoi confini, parte della quale ricade all’interno della zona economica esclusiva russa[22]. Ovviamente, Mosca non ha la benché minima intenzione di cedere un solo centimetro al piccolo avversario.

Da parte sua il Cremlino, nello stesso anno in cui ha unilateralmente annesso la Crimea, ha ricominciato a tenere pubblicamente esercitazioni militari specifiche per l’Artico, per la prima volta dopo la fine della Guerra Fredda. Contestualmente, ha avviato la ristrutturazione e l’ampliamento delle proprie basi nell’Artico, così come l’ammodernamento del proprio apparato militare con nuovi aerei e sofisticati sottomarini da destinare specificamente all’area Nord dell’Atlantico[23]. Questo deciso messaggio lanciato ai diretti competitori contiene una chiara ammissione di volontà di fare quanto necessario per accaparrarsi l’intera regione, e l’Artico è sicuramente parte della missione di Putin per dimostrare al Mondo che la Russia è tornata al suo naturale status di grande potenza.

Non a caso la NATO, che non ha storicamente avuto alcuna chiara ed esplicita strategia per l’Artico, in occasione dell’imponente esercitazione militare Trident Juncture 18 ha reso noto di aver riscontrato una presenza sempre crescente di sottomarini da guerra russi negli oceani del Nord Atlantico e dell’Artico[24]. Per questo motivo, l’Alleanza Atlantica sta tracciando i loro movimenti da ormai più di un anno, e i velivoli NATO stanno tornando nuovamente operativi – per la prima volta da quasi 30 anni – nell’area Artica attraverso voli di ricognizione di crescente frequenza. Il tutto, sfruttando la base americana di Keflavik in Islanda.[25]

 

Conclusioni

In conclusione, il famigerato eccezionalismo che ha da sempre caratterizzato l’Artico circumpolare si sta progressivamente sciogliendo sotto il vento caldo del riarmo, la cui nuova intensità sta silenziosamente trasformando questa regione storicamente incontaminata e pacifica del globo in una convenzionale area geostrategica. In questo contesto, la corsa per l’accaparramento delle risorse e per l’accrescimento di sempre più sofisticate capacità militari da parte dei vari attori è tuttora in atto, ed eventuali errori tattici o incidenti di percorso da parte degli attori in gioco potrebbero presto innescare una disastrosa escalation militare che ha già cominciato a trasformare il Polo Nord da pista di pattinaggio sul ghiaccio in ennesimo cupo teatro di lotta e competizione.

 

Bibliografia e sitografia:

[1] Harding, L., “Vladimir Putin Calls for Arctic Claims to be Resolved Under UN Law”, The Guardian, 23 Sett. 2010, consultabile al link: https://www.theguardian.com/world/2010/sep/23/putin-arctic-claims-international-law, ultimo accesso 2 Gennaio 2019, h. 9.26.

[2] Pritchin, S., “Russia’s Untapped Arctic Potential”, The Royal Institute of International Affairs, Chatham House, consultabile al linkhttps://www.chathamhouse.org/expert/comment/russia-s-untapped-arctic-potential, ultimo accesso 2 Gen. 2019, h. 10.51.

[3] Ibidem.

[4] Ibidem; vedi anche Mehdiyeva, N., “Rivalry and Cooperation in the Arctic: Contending Perspectives”, International Affairs, Vol. 93, N°2, (2017), pp. 455-463.

[5] Overland, I., Krivorotov, A., “Norwegian-Russian Political Relations and Barents Oil and Gas Developments”, in Bourmistrov et al., International Arctic Petroleum Cooperation – Barents Sea Scenarios, Routledge, Londra e New York, (2015), pp. 97-110.

Staalesen, A., “China’s National Oil Company Looks at Russian Arctic LNG”, The Barents Observer, 28 Giu. 2018, consultabile al link: https://thebarentsobserver.com/en/industry-and-energy/2018/06/chinas-national-oil-company-looks-russian-arctic-lng, ultimo accesso 2 Gen. 2019, h. 11.39.

[6] “Lo Scioglimento dei Ghiacci Apre Nuove Rotte di Navigazione nell’Artico; Necessarie Nuove Misure per l’Inquinamento e la Sicurezza”, CORDIS – Commissione Europea, consultabile al link: https://cordis.europa.eu/news/rcn/30252/it, ultimo accesso 2 Gen. 2019, h. 12.07.

[7] “World Investment Report 2017”, United Nations Conference on Trade and Development (UNCTAD), report, 2017, disponibile al link: https://unctad.org/en/pages/PublicationWebflyer.aspx?publicationid=1782, ultimo accesso 3 Gen. 2019, h. 14.16.

[8] Vedi anche Vitale, A., “Il Confronto Internazionale nell’Artico”, Osservatorio di Politica Internazionale – ISPI, N° 24, (2010).

[9] Cit. in Gao, C., “China Issues Its Arctic Policy”, The Diplomat, 26 Gen. 2018, consultabile al link: https://thediplomat.com/2018/01/china-issues-its-arctic-policy/, ultimo accesso 6 Gen. 2019, h. 15.09.

[10] Simpson, J., “How Greenland Could Become China’s Arctic Base”, BBC News, 18 Dic. 2018, consultabile al link: https://www.bbc.com/news/world-europe-46386867, ultimo accesso 8 Gen. 2019, 14.26.

[11] Vedi Figura in “NATO Security in the Arctic”, NATO Parliamentary Assembly Report, 7 Ott. 2017, consultabile al link: https://www.nato-pa.int/download-file?filename=sites/default/files/2017-11/2017%20-%20172%20PCTR%2017%20E%20rev.1%20fin%20-%20NATO%20AND%20SECURITY%20IN%20THE%20ARCTIC.pdf, ultimo accesso 8 Gen. 2019, h. 20.00.

[12] Cit. in Reynolds, P., “Russia Ahead in Arctic Gold Rush”, BBC News, 1 Ago. 2007, consultabile al link: http://news.bbc.co.uk/2/hi/in_depth/6925853.stm, ultimo accesso 3 Gen. 2019, h. 16.23.

Blomfield, A., “Russian Submarine Plants Flag at North Pole”, The Telegraph, 1 Ago. 2007, consultabile al link: https://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/1559264/Russian-submarine-plants-flag-at-North-Pole.html, ultimo accesso 3 Gen. 2019, h. 16.37.

[13] Per ulteriori approfondimenti vedi anche Vitale, A., “Il Confronto Internazionale nell’Artico”, Osservatorio di Politica Internazionale – ISPI, N° 24, (2010).

[14] Cassese, A., Diritto Internazionale, Il Mulino, Bologna, (2006), pp. 80-91.

[15] Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS), consultabile al link: http://www.un.org/Depts/los/convention_agreements/texts/unclos/unclos_e.pdf, ultimo accesso 4 Gen. 2019, h. 8.56.

[16] Vitale, A., “Il Confronto Internazionale nell’Artico”, Osservatorio di Politica Internazionale – ISPI, N° 24, (2010).

[17] Il Consiglio Artico è un forum biennale internazionale, composto da otto membri permanenti – Stati Uniti, Russia, Canada, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Islanda – preposto alla discussione multilaterale dei temi e dei problemi relativi ai governi artici e della popolazione indigena dell’Artico.

[18] “Dichiarazione di Ilulissat”, Arctic Ocean Conference, 28 Mag. 2008, consultabile al link: https://cil.nus.edu.sg/wp-content/uploads/2017/07/2008-Ilulissat-Declaration.pdf, ultimo accesso 4 Gen. 2019, h. 12.05.

[19] Vedi anche Birdwell, I., “Rival Claims to Changing Arctic”, The Maritime Executive, 15 Ago. 2016, consultabile al link: https://www.maritime-executive.com/article/rival-claims-to-the-changing-arctic, ultimo accesso 4 Gen. 2019, h. 12.38.

[20] Hage, R., “Rights of Passage: It’s Time the U.S. Recognizes Canada’s Arctic Claim”, Canadian Global Affairs Institute, Set. 2018, consultabile al link: https://www.cgai.ca/rights_of_passage_its_time_the_us_recognizes_canadas_arctic_claim, ultimo accesso 4 Gen. 2019, h. 14.36.

Vedi anche Sharp, G., “An Old Problem, a New Opportunity: A Case for Solving the Beaufort Sea Boundary Dispute”, The Arctic Institute, 17 Giu. 2016, consultabile al link: https://www.thearcticinstitute.org/an-old-problem-a-new-opportunity-a-case-for-solving-the-beaufort-sea-boundary-dispute/, ultimo accesso 4 Gen. 2019, h. 14.52.

“Arctic Security and the Canadian Defence Policy Statement of 2017”, The Simons Foundation, 31 Ago. 2017, consultabile al link: http://www.thesimonsfoundation.ca/highlights/arctic-security-and-canadian-defence-policy-statement-2017#_edn1, ultimo accesso 4 Gen. 2019, h. 15.29.

[21] Skogen, T., “Norwegian Security Policy – Including Participation in the CSDP”, Official Speech at the EU Parliamentary Subcommittee on Security and Defense – Norwegian Government, 27 Feb. 2018, consultabile al link: https://www.regjeringen.no/en/aktuelt/norwegian-security-policy–including-participation-in-the-csdp/id2592184/, ultimo accesso 4 Gen. 2019, h. 16.51.

[22] “Outer Limits of the Continental Shelf Beyond 200 Nautical Miles from the Baselines: Submissions to the Commission – Submission by the Kingdom of Denmark”, Commission on the Limits of the Continental Shelf (CLCS), 2 Nov. 2015, consultabile al link: https://www.un.org/depts/los/clcs_new/submissions_files/submission_dnk_76_2014.htm, ultimo accesso 4 Gen. 2019, h. 17.19.

Vedi anche “Partial Submission of the Government of the Kingdom of Denmark together with the Government of Greenland to the Commission on the Limits of the Continental Shelf – The Northern Continental Shelf of Greenland -“, Executive Summary, consultabile al link: http://a76.dk/xpdf/DNK2014_ES_N-GREENLAND.pdf, ultimo accesso 4 Gen. 2019, h. 17.57.

“Denmark Challenges Russia and Canada over North Pole”, BBC News, 15 Dic. 2014, consultabile al link: https://www.bbc.com/news/world-europe-30481309, ultimo accesso 4 Gen. 2019, h. 18.22.

[23] Scarpetta, M.F., “Artico: tra Russia e Norvegia, Prove di Guerra Davvero Fredda”, Affari Internazionali, 28 Gen. 2018, consultabile al link: https://www.affarinternazionali.it/2018/01/artico-russia-norvegia-guerra-fredda/, ultimo accesso 5 Gen. 2019, h. 10.03.

[24] Cotovio, V., Pleitgen, F., “NATO Back on the Hunt for Russian Submarines in the Arctic”, CNN, 1 Nov. 2019, consultabile al link: https://edition.cnn.com/2018/10/25/europe/nato-russian-submarines-iceland-intl/index.html, ultimo accesso 5 Gen. 2019, h. 12.21.

[25] Cotovio, V., Pleitgen, F., “NATO Back on the Hunt for Russian Submarines in the Arctic”, CNN, 1 Nov. 2019, consultabile al link: https://edition.cnn.com/2018/10/25/europe/nato-russian-submarines-iceland-intl/index.html, ultimo accesso 5 Gen. 2019, h. 12.21.

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