Cina, celebrati i quarant’anni delle riforme che hanno contribuito a riportare il Paese al centro del mondo

cropped-limes-club_300                                                      A cura di Marco Maldera   20181025_222901 (1)

 

Nel corso degli ultimi decenni il sistema economico cinese ed, in generale, il suo modello di sviluppo sono mutati drasticamente. Lo scorso 18 dicembre sono stati celebrati i 40 anni dall’avvio delle riforme che hanno dato vita al miracolo economico che ha aperto il Paese agli investimenti internazionali, portandolo a rivestire un ruolo centrale nelle odierne dinamiche globali. Artefice del cambiamento è stato Deng Xiaoping, leader de facto cinese dal 1978 al 1992, che ha provato a superare le problematiche che il “grande balzo in avanti”[i] e la “rivoluzione culturale”[ii], attuate dal suo predecessore, il Grande Timoniere Mao Tze Tung, avevano provocato rispettivamente a campagne e città. A due anni dalla morte di quest’ultimo, nell’ambito della terza riunione plenaria del comitato centrale del Partito Comunista Cinese (PCC) del 1978, la linea di Deng ‒ improntata a “cercare la verità nei fatti” privilegiando la razionalità all’ideologia e spostando l’enfasi dalla politica all’economia ‒ esce vittoriosa[iii]: vengono avviate le “quattro modernizzazioni” riguardanti il settore agricolo, industriale, tecnico-scientifico e militare ed è così che il piccolo timoniere avvia la trasformazione della Cina da Paese arretrato a moderna potenza industriale.

Secondo il Professor Giovanni Andornino “Deng è il vecchio che porta il nuovo“: rappresenta un’importante cesura con il passato e, a differenza di Mao, si era formato all’estero comprendendo la necessità di aprirsi ad altri Paesi “per cercare le chiavi per portare in Cina una modernità che potesse funzionare[iv], in quanto, secondo lo stesso Deng, “una politica autarchica e di chiusura all’esterno non è più possibile. Dobbiamo ricevere le esperienze tecnologiche di altri paesi e farle nostre[v].

Le riforme producono i propri frutti sia sul fronte domestico sia su quello internazionale, tanto da condurre nel 1979 alla normalizzazione delle relazioni con l’ex nemico imperialista, gli Stati Uniti. Tale strategia non è solo politica poiché Deng, avviando il “socialismo con caratteristiche cinesi“, apre il Paese ai capitali stranieri, portando nel 1980 alla costituzione delle prime 4 zone economiche speciali, punta di diamante che faranno della Cina uno dei fulcri della manifattura e dell’export mondiale. Tra il 1978 e l’epoca attuale le riforme conducono ad una crescita media annuale del PIL superiore al 7%: per la “storia umana si tratta del più protratto periodo di crescita robusta che una parte così grande del mondo abbia mai sperimentato[vi]. Da Paese povero ed arretrato nel 2016 la Cina diventa ufficialmente la seconda economia del mondo.

 

Il concetto di modernizzazione, tuttavia, è diverso da quello occidentale: la Cina “vuole essere moderna senza diventare occidentalizzata” e, benché sia difficile delineare le caratteristiche di tale modernità cinese, ancora oggi “esiste un’agenda politica che ricerca espressamente una cifra cinese per il futuro“. L’idea di Deng è stata portata avanti dai suoi successori ed ancora oggi il Partito Comunista mantiene la sua legittimità al potere basandosi sulla capacità di far crescere economicamente il Paese e di “essere l’interprete unico della cinesità, di cosa significhi essere cinesi[vii].

Altro concetto che “ancora oggi sfugge a una definizione semplice ed esaustiva” è il già richiamato “socialismo con caratteristiche cinesi[viii], espressione coniata nel 1982 durante il XII Congresso del PCC ed ideato proprio dalla leadership riformista e moderata di Deng Xiaoping. Questo costituisce un processo in divenire e, secondo lo stesso Deng, è un’idea politica basata su un marxismo capace di integrarsi con le condizioni cinesi e di rinnovarsi nel tempo[ix].

L’eredità di Deng è stata raccolta dai suoi successori ed un contributo rilevante è stato offerto da Hu Jintao (segretario generale del PCC dal 2002 al 2012) che, con il suo concetto di “visione scientifica dello sviluppo”, ha voluto rimodulare le politiche economiche in base al fattore umano, subordinando lo sviluppo della produzione al benessere del popolo ed impegnandosi nell’assottigliamento delle disuguaglianze. Tale sviluppo bilanciato e sostenibile viene perseguito anche dall’attuale leader, Xi Jinping, che mira a realizzare “un’economia orientata al Mercato“, la quale differisce da quella occidentale poiché vede il predominio del settore pubblico e l’attinenza al Piano economico quinquennale[x]. Questi vuole attuare un “socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era” ed, adeguando lo status del Paese alla sua nuova postura nel sistema internazionale, intende rilanciare definitivamente la Cina come potenza globale preservandone l’identità.

 

Durante le celebrazioni del 40° anniversario dal lancio della “politica di riforma e apertura”, Xi ha ribadito che il Partito continuerà a guidare il Paese nel suo percorso di trasformazione economica e che “nessuno è in una posizione tale da dettare al popolo cinese cosa può essere o non può essere fatto[xi], imponendole cambiamenti non conformi al “socialismo con caratteristiche cinesi”. Xi ha attribuito gli ottimi risultati proprio alla guida del Partito, come l’aver elevato circa 750 milioni di cinesi dalla soglia di povertà ed aver portato la Cina a rappresentare “il 28% della crescita economica globale, più di quella di Usa e Giappone messi insieme[xii].

 

cina 2

 

Il Paese è cresciuto “come un fiume che scorre[xiii], ma il suo percorso oggi è ostacolato da numerose questioni: rallentamento dell’economia, divario della ricchezza tra città e campagna e tra regioni costiere e interne, alti livelli di inquinamento, rischio dello scoppio della bolla immobiliare, aumento del tasso di urbanizzazione e quello d’invecchiamento.

Tali questioni richiedono nuove riforme e molti esperti speravano in un loro annuncio per le imprese statali, maggiori aiuti alle imprese private e parità di trattamento fra industrie locali e straniere, oltre ad un accenno alla “quinta modernizzazione”: la democrazia[xiv]. Durante la cerimonia tuttavia, Xi si è limitato a ribadire gli obiettivi annunciati nel 2013, tra i quali figurano il conferimento di un ruolo più grande al mercato nell’allocazione delle risorse, lo sviluppo dell’economia pubblica, la guida e lo sviluppo di quella privata: in sostanza, il sostegno alle imprese di Stato ha la precedenza[xv] in quanto, secondo lo stesso Xi, queste costituiscono la “spina dorsale” dell’economia socialista cinese[xvi].

Il governo è intenzionato a mantenere il controllo su ogni aspetto dell’economia nazionale, motivo per cui sta attualmente aumentando la sua influenza sul settore privato che negli ultimi due decenni ha dato vita ad alcune tra le maggiori società nei settori più innovativi e promettenti, come l’automazione, la comunicazione e l’e-commerce. A tal fine, una parte meno nota del vasto programma di ristrutturazione delle imprese di Stato è rappresentato dall’iniziativa di aumentare le forme di “proprietà mista”, quote di aziende di Stato in società private[xvii]. In questo modo, così come affermato dallo stesso Xi, “rafforzeremo lo sviluppo dell’economia statale guidando quello dell’economia non di Stato[xviii]. Se da un lato investire capitali pubblici nelle efficienti imprese private può essere utile per rilanciare l’economia, dall’altro ciò può comportare una sempre maggiore ingerenza nella proprietà e nelle decisioni aziendali, così come nella stretta al credito che il governo ha già messo in atto nei confronti delle aziende private[xix].

 

cina 3

 

Il 2019 sarà segnato da numerosi anniversari[xx] e rimane da vedere quali saranno le mosse dell’attuale leader per far aumentare il peso specifico del Paese nel panorama globale. Pechino ha ormai abbandonato la strategia “cresci nell’ombra, coltiva l’oscurità” sviluppata da Deng per abbracciare la formula “sforzarsi per ottenere il successo[xxi]. Questo implica un maggiore attivismo a livello internazionale, di cui la “Belt and Road Initiative” (la Nuova Via della Seta) rappresenta l’iniziativa più rilevante. Tale dinamismo è infatti necessario al fine di perseguire il “risorgimento” della nazione, previsto per il 2049 ed è evidente in numerose iniziative: Pechino sta aumentando i propri sforzi in campo cibernetico per raggiungere l’autosufficienza e divenire leader nel settore dell’intelligenza artificiale; sta accrescendo le sue capacità marittime, così come testimoniato dalla sua attività nei confronti di Taiwan e nel Mar Cinese Meridionale[xxii].

A differenza di Deng, che era a capo della Commissione militare centrale, Xi riveste anche il ruolo di segretario del Partito Comunista e Presidente della Repubblica Popolare (e potenzialmente lo sarà ancora a lungo, in quanto ha rimosso il limite di due mandati per quest’ultimo incarico). L’attuale leader cinese ha concentrato su di sè grandissimi poteri, tuttavia il contesto domestico e quello internazionale sono mutati profondamente rispetto alla Cina ereditata da Deng.

 

Note:

[i] Mao Zedong, il grande balzo, 1 marzo 2016, http://www.raistoria.rai.it/articoli-programma-puntate/mao-zedong-il-grande-balzo/32668/default.aspx. Mao Tze Tung intende far uscire la Cina dalla sua condizione di “arretratezza quasi medievale” e stabilisce che in meno di 15 anni il Paese debba superare la produzione di acciaio della Gran Bretagna: è il grande balzo in avanti. Una politica guidata dall’ideologia ‒ anziché dalla razionalità ‒ unita ad una imponente carestia provocano tra il 1957 ed il 1961 la morte di circa 40 milioni di cinesi. Tale politica ha coinvolto le campagne ed ha impiegato oltre 100 milioni di cittadini.

[ii] Rivoluzione culturale, http://www.treccani.it/enciclopedia/rivoluzione-culturale_%28Dizionario-di-Storia%29/. La Grande rivoluzione culturale proletaria è stata lanciata da Mao Tze Tung tra il 1966 ed il 1976 per rafforzare la sua immagine indebolitasi in seguito al grande balzo in avanti. Ha incitato le nuove generazioni a ribellarsi contro i «quattro vecchi» (vecchie correnti di pensiero, vecchia cultura, vecchie abitudini e vecchie tradizioni), poiché minavano la trasformazione della Cina in Paese socialista. Qualsiasi cosa avesse un legame con il «vecchio mondo» fu eliminata: testi e cultura furono duramente colpiti, così come alcuni politici, anche se a pagarne le spese furono soprattutto gli intellettuali.

[iii] Le riforme di Deng Xiaoping, http://www.raistoria.rai.it/articoli/le-riforme-di-deng-xiao-ping/34889/default.aspx, min. 5.45.

[iv] Ivi, min. 2.03.

[v] Ivi, min. 12.46.

[vi] Ivi, min. 13.50.

[vii] Ivi, min. 19.40.

[viii] Rocco Colonna, Cos’è il socialismo con caratteristiche cinesi?, 17 Luglio 2018, https://www.geopolitica.info/cose-il-socialismo-con-caratteristiche-cinesi/. L’ampio corpus di concetti che compone il “socialismo con caratteristiche cinesi” è sintetizzabile in due insiemi: i “concetti fondamentali” ascrivibili alla “Teoria di Deng Xiaoping”; le “implementazioni successive” ascrivibili ai suoi successori, in particolare Hu Jintao e Xi Jinping.

[ix] Ibidem.

[x] Ibidem.

[xi] Chinese President Xi Jinping speaks at reform and opening up conference, December 18, 2018, https://www.scmp.com/video/china/2178542/chinese-president-xi-jinping-speaks-reform-and-opening-conference.

[xii] Giorgio Cuscito, Perché Xi non riforma la Cina come Deng, 21 dicembre 2018, http://www.limesonline.com/rubrica/40-anni-riforma-apertura-cina-xi-jinping-deng-xiaoping-discorso.

[xiii] Ibidem.

[xiv] Wang Zhicheng, Xi Jinping: 40 anni di riforme economiche senza nessuna riforma politica, 18 dicembre 2018, http://www.asianews.it/notizie-it/Xi-Jinping:-40-anni-di-riforme-economiche-senza-nessuna-riforma-politica-45768.html.

[xv] Giorgio Cuscito, Perché Xi non riforma la Cina come Deng, Op. Cit.

[xvi] Alessia Amighini, Pechino usa il credito per controllare i gruppi privati, 3 dicembre 2018, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/pechino-usa-il-credito-controllare-i-gruppi-privati-21681.

[xvii] Ibidem.

[xviii] Filippo Santelli, Cina, Xi Jinping celebra i 40 anni delle riforme del mercato, 18 dicembre 2018, https://www.repubblica.it/esteri/2018/12/18/news/cina_xi_ping_celebra_i_40_anni_delle_riforme_del_mercato-214520273/?refresh_ce.

[xix] Alessia Amighini, Pechino usa il credito per controllare i gruppi privati, Op. Cit.

[xx] Giorgio Cuscito, Gli anniversari che preoccupano la Cina, 10 gennaio 2019, http://www.limesonline.com/rubrica/cina-2019-anniversari-taiwan-usa-xinjiang.

[xxi] Giorgio Cuscito, Perché Xi non riforma la Cina come Deng, Op. Cit.

[xxii] Ibidem.

 

Sitografia:

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: