Il dilemma uiguro quale sfida locale alla realizzazione del China-Pakistan Economic Corridor (CPEC)

IMG_20180210_150748_189.jpg  Luca Galantini cropped-limes-club_300.png

Nell’aprile 2015, il presidente cinese Xi Jinping ha annunciato una serie di piani di investimento in Pakistan, per un valore iniziale di circa 46 miliardi di dollari, per la costruzione del China-Pakistan Economic Corridor (CPEC) che avrebbe collegato la città cinese di Kashgar – nell’estrema Cina Occidentale– allo strategico porto pakistano di Gwadar – a poca distanza dal confine iraniano e proiettato sul Mar Arabico [1]. Lanciato nel contesto della Belt and Road Initiative (BRI), la completa realizzazione di questo importante progetto infrastrutturale, che nel frattempo pare sarà affiancato e potenziato dalla costruzione di una base militare cinese a Jiwani, distante circa 80 chilometri dal porto commerciale di Gwadar, potrebbe portare numerosi vantaggi ad entrambe le parti coinvolte – basti pensare che potrebbe risolvere uno dei principali problemi strategici per la Cina, ovvero il cosiddetto dilemma di Malacca [2]. Tuttavia, al di là delle questioni di natura tecnica, la completa realizzazione del CPEC presenta numerose sfide, di natura sia internazionale, sia locale.

articolo luca

Una delle principali sfide locali alla realizzazione del CPEC è senz’altro rappresentata dal dilemma uiguro. Il terminale del progetto è infatti costituito dalla città cinese di Kashgar, situata nella Regione Autonoma dello Xinjiang, da sempre in fermento per le spinte indipendentiste degli uiguri – etnia turcofona di religione islamica e principale gruppo etnico della regione – e i tentativi di repressione del fenomeno da parte di Pechino. Da molti decenni, lo Xinjiang è infatti interessato da un endemico conflitto tra il governo centrale e il crescente numero di immigrati cinesi di etnia han da un lato e i cinesi autoctoni di etnia uigura dall’altro, la maggioranza dei quali chiede di ottenere l’indipendenza dalla Repubblica Popolare Cinese o comunque una forte e ulteriore autonomia in ambito politico, economico e culturale [3]. In particolare, proprio lo Xinjiang Meridionale, in cui si colloca la città di Kashgar, è considerato il bastione dell’Est Turkistan Islamic Movement (ETIM), inserito nel settembre 2002 nella lista delle organizzazioni terroristiche riconosciute dall’Organizzazione delle Nazioni Unite [4]; tale gruppo terroristico preoccupa molto il governo di Pechino dal momento che terrorismo, estremismo religioso e separatismo minacciano gravemente la sicurezza e stabilità dello Xinjiang e, di conseguenza, la realizzazione ed efficienza del CPEC.

Nonostante il profondo processo di sinizzazione della regione avviato dal governo di Pechino, i cinesi di etnia han rimangono ancora una minoranza nello Xinjiang, sebbene il loro numero sia notevolmente aumentato nei decenni; secondo il Sixth National Population Census of the People’s Republic of China, effettuato nel novembre 2010, i cinesi di etnia uigura rappresentano il 45,8% della popolazione della suddetta Regione Autonoma, mentre i cinesi di etnia han rappresentano il 40,4%, su un totale di quasi 22 milioni di abitanti [5].

Negli ultimi anni la repressione delle autorità cinesi nei confronti dell’indipendentismo uiguro si è intensificata ulteriormente, come risposta sia alle sommosse popolari nel capoluogo di Ürümqi del luglio 2009, sia a una serie di attacchi terroristici compiuti in diverse zone del paese che sono stati rivendicati dall’ETIM. Tra gli attentati più rilevanti figurano quello compiuto in Piazza Tienanmen a Pechino nell’ottobre 2013 – quando un’auto ha sfondato le barriere architettoniche e travolto deliberatamente la folla, provocando cinque morti e trentotto feriti – quello alla stazione ferroviaria di Kunming nel marzo 2014 – che ha provocato ventinove morti e più di un centinaio di feriti – e quello in un mercato all’aperto a Ürümqi nel maggio 2014 – avvenuto poco dopo la visita del presidente cinese Xi Jinping nella regione a maggioranza musulmana. Quest’ultimo è considerato il più grave attacco terroristico mai compiuto nello Xinjiang, dal momento che due veicoli carichi di esplosivo si sono lanciati contro la folla, provocando quarantatré morti e più di novanta feriti [6]. Un’ulteriore fonte di preoccupazione per il governo centrale è che i gruppi separatisti uiguri possano ottenere sempre maggiore appoggio dalla popolazione civile favorevole all’indipendenza e stringere legami con le organizzazioni terroristiche pakistane di matrice islamica – in questo senso, una cooperazione in ambito antiterrorismo con il Pakistan appare quanto mai imperativa. In altre parole, il governo di Pechino teme che un numero sempre maggiore di cittadini cinesi di etnia uigura possa sostenere le azioni dei miliziani indipendentisti che combattono assieme ai membri del Taliban Movement of Pakistan [7].

Di fronte al dilemma uiguro, la Cina sembra aver adottato una strategia di feroce repressione volta a contrastare una volta per tutte il terrorismo uiguro nello Xinjiang attraverso arresti di massa e detenzioni forzate nei famigerati re-educationcamps – secondo gli ultimi aggiornamenti, gli uiguri detenuti nei campi di rieducazione potrebbero essere addirittura un milione [8]. Tuttavia, il governo di Pechino sembra anche aver compreso la necessità di creare occupazione e promuovere lo sviluppo economico della regione per spegnere gli incendi del forte separatismo etnico e garantire finalmente la stabilità dello Xinjiang, sia per questioni di sicurezza interna sia per la completa realizzazione del CPEC e degli altri progetti della Belt and Road Initiave (BRI) che interessano la suddetta regione [9].

 

[1] HAIDER, I. (2015, 20 aprile). Details of Agreement Signed During Xi’s Visit to Pakistan. Dawn. Disponibile in: https://www.dawn.com/news/1177129.

[2] HAMZAH, B.A. (2017, 13 aprile). Alleviating China’s Malacca Dilemma. Institute for Security & Development Policy. Disponibile in: http://isdp.eu/alleviating-chinas-malacca-dilemma/.

[3] SMALL, A. (2014, 30 luglio). The Xinjiangistan Connection. Foreign Policy. Disponibile in: https://foreignpolicy.com/2014/07/30/the-xinjiangistan-connection/.

[4] RIPPA, A. (2014, 16 ottobre). More Troubles Along the China-Pakistan Economic Corridor. China-US Focus. Disponibile in: https://www.chinausfocus.com/finance-economy/more-troubles-along-the-chinapakistan-economic-corridor.

[5] TOOPS, S. (2016, 7 marzo). Spatial Results of the 2010 Census in Xinjiang. The Asia Dialogue. Disponibile in: http://theasiadialogue.com/2016/03/07/spatial-results-of-the-2010-census-inxinjiang/.

[6] VISHWANATH, A. (2015, 24 aprile). China’s Pakistan Largesse: Formidable Challenges Lie Ahead. The Financial Express. Disponibile in: www.financialexpress.com/article/fe-columnist/chinas-pakistan-largesseformidable-challenges-lie-ahead/66357.

[7] KHAN, A.U. (2015). Pak-China Economic Corridor: The Hopes and Reality. Institute for Regional Studies.Disponibile in: http://www.irs.org.pk/spotlight/spjan15.pdf.

[8] FILIOS, L. (2018, 2 agosto). Uiguri: la Cina combatte il terrorismo imprigionandone 1 milione nello Xinjiang. Osservatorio Diritti. Disponibile in: https://www.osservatoriodiritti.it/2018/08/02/uiguri-cina-xinjiang/.

[9] FALAK, J. (2015, 16 maggio). CPEC: Internal Significance and Challenges. Stratagem. Disponibile in: http://www.stratagem.pk/strategic-pulse/cpec-internal-signfigance-andchallenges/.

 

Sitografia

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