Grazie al Sahara Occidentale il Marocco (ri)scopre l’Africa

I colloqui tenuti a Ginevra i primi giorni di dicembre sotto l’egida dell’ONU tra il Marocco e il Fronte POLISARIO hanno avuto il merito di aver fatto sedere i contendenti intorno a un tavolo a sei anni dagli ultimi colloqui diretti, e di aver coinvolto gli altri due attori regionali interessati, Algeria e Mauritania [1]. Le Nazioni Unite hanno descritto i dialoghi come “un primo passo verso un rinnovato processo di negoziazione con l’obiettivo di raggiungere una equa, durevole e mutualmente accettabile soluzione che garantisca l’autodeterminazione della popolazione del Sahara Occidentale” [2]. Eventuali votazioni che permettano agli abitanti del territorio conteso del Sahara Occidentale di esprimere la propria volontà (così come programmato dall’ONU nel 1991 attraverso la missione di pace MINURSO) non sono però ancora in vista [3].

“Bread and ballots rather than bullets”, così l’amministrazione Truman sintetizzò la sua linea di azione per stabilizzare e risollevare l’Europa distrutta e lacerata dal secondo conflitto mondiale. Guardando oggi alla situazione del conteso Sahara Occidentale, se di consultazioni popolari non si parla, il “pane”, inteso in termini economici, comincia ad affluire nelle regioni amministrative marocchine di Laâyoune-Sakia El Hamra e di Dakhla-Oued Ed Dahab che costituiscono la quasi totalità del territorio.

Per avere più chiaro il contesto cui ci si riferisce è bene ricordare come il Marocco stia attraversando un periodo di stabile e sostenuta crescita economica (+3,2% nel 20184) e di inflazione contenuta (2,1%3), inoltre secondo infomercatiesteri.it: “il buon andamento dell’economia e le ottimistiche previsioni relative ai prossimi anni sono anche dovuti alla crescente apertura del Marocco […] il quale è oggi parte di 55 accordi di libero scambio. Il Marocco si sta quindi progressivamente affermando come porta d’accesso all’Africa”.

L’affermarsi del regno nord africano come attore sempre più rilevante nel contesto economico-commerciale africano è confermato dal Ministero dell’industria e del commercio marocchino, secondo cui gli investimenti diretti esteri (FDI) sono cresciuti del 28,6% tra il 2017 e il 2018. La tendenza è confermata anche dal rapporto “Attractiveness Program Africa” pubblicato da Ernst & Young, che nel 2017 incoronava il Marocco come il paese più attrattivo in termini di FDI (Foreign Direct Investment) in Africa [5].

Sempre infomercatiesteri.it ricorda come il Paese sia presente nell’Africa sub sahariana attraverso investimenti diretti in 13 paesi, prevalentemente in Africa Occidentale (Costa d’Avorio, dove risulta essere il primo investitore estero, Mali, Benin e Gabon); questo dato si combina con quello emerso dal rapporto del think-tank francese Institut Montaigne stilato nel settembre 2017, secondo cui il Marocco è il secondo investitore africano nell’Africa sub sahariana dopo il Sudafrica [6].

L’economia del Sahara Occidentale è caratterizzata da un ristretto mercato interno, e si basa principalmente sull’estrazione di fosfati di cui è ricco (e che fa del Marocco il secondo produttore mondiale di fosfati), sul settore ittico e sul nomadismo pastorale. Il terreno e il clima arido rendono difficile l’agricoltura sedentaria costringendo all’importazione della maggior parte delle derrate alimentari [7].

In questo contesto il governo marocchino è il principale attore che garantisce innanzitutto occupazione oltre a investimenti infrastrutturali e spese sociali nel territorio; tutto questo ha ovviamente come suo naturale propulsore l’azione del Re Mohammed VI che, nonostante abbia ridotto i propri poteri e conferito più autonomia al Governo avviando la monarchia marocchina verso una forma costituzionale attraverso la riforma costituzionale del 2011, mantiene un sostanziale e primario potere di indirizzo politico.

In un resoconto pubblicato dal Moroccan American Center for Policy, organizzazione no-profit americana, si tracciano le tappe principali del programma marocchino per favorire lo sviluppo economico e sociale del Sahara, e in riferimento all’opposizione del Fronte POLISARIO, che accusa il Marocco di depredare il Sahara occidentale, il rapporto ricorda come la regione nel 1975 avesse l’indice di sviluppo umano più basso del Paese (quando il 50% della popolazione si collocava al di sotto della soglia di povertà) e come questo sia poi progressivamente aumentato [8]. In 20 anni la povertà è diminuita del 66%, due volte più velocemente rispetto alla media nazionale. La regione inoltre sta vivendo gli effetti di un processo di decentralizzazione e inclusione governativa iniziato con la riforma costituzionale del 2011.

In un discorso del 2012 Mohammed VI incaricò il Consiglio Economico, Sociale e Ambientale (CESE) di sviluppare un modello di sviluppo regionale per le province del sud capace di promuovere la crescita economica, favorire la coesione sociale e definire un sistema di governance più inclusivo. Tra le previsioni del modello di sviluppo adottato nel dicembre del 2013 dal CESE si guarda alla promozione di investimenti che possano collegare il Maghreb e l’Africa sub sahariana con l’obiettivo di creare 120,000 nuovi posti di lavoro e raddoppiare il PIL della regione nell’arco dei prossimi dieci anni. Già nel 2002 era stata istituita l’Agenzia per la promozione e lo sviluppo sociale ed economico delle province meridionali del Regno, per supervisionare lo sviluppo del territorio. Tra il 2004 e il 2008 all’agenzia sono stati assegnati approssimativamente 900 milioni di USD per 226 progetti di sviluppo che vanno dall’edilizia urbana all’agricoltura.

Per quanto concerne l’estrazione di fosfati (contestata e considerata dalla RADS come illegittima), il rapporto stima che le vendite che la società marocchina OCP ricava dalla Phos-Boucraa (sua controllata al 100%) che gestisce l’enorme miniera a cielo aperto di Bou Craa, nella regione di Laâyoune-Sakia El Hamra, rappresenti solo il 6% delle vendite totali di fosfati per la OCP. La società marocchina avrebbe anzi devoluto allo sviluppo economico e sociale locale più di quanto non abbia guadagnato dalla vendita di fosfati. Oltre il 78% delle nuove assunzioni è costituito da personale locale e OCP ha destinato 250 milioni di USD nel periodo compreso tra il 2013 e il 2020 per lo sviluppo sociale della regione (sanità, istruzione, programmi di assunzione per le fasce più giovani).

La testata marocchina Morocco World News riporta come all’inizio del 2018 durante l’incontro tra la Commissione degli investimenti nazionali e il primo ministro Saad Eddine El Othmani siano stati approvati per lo stesso anno 48 progetti per un valore complessivo di 32 miliardi di dirham marocchini (circa 3 miliardi EUR), e come il 53% di questi investimenti siano stati destinati alla regione di Laayoune Sakie El Hamra, che vedrà anche il più grande incremento di posti di lavoro (+2’815) [9]. Nel 2017 la stessa testata riportava come secondo la Direzione generale dell’agricoltura di Laayoune fossero stati stanziati 2,6 miliardi di dirham marocchini (MAD) per la costituzione di 92 progetti nel settore agricolo tra il 2016 e il 2020, fondamentali per un territorio in cui solo una parte ridotta del territorio è coltivabile [10]. Gli investimenti sono finalizzati alla produzione di prodotti agricoli con un alto valore aggiunto e allo sviluppo di risorse d’acqua.

La ragione, come si potrà intuire, non è solamente economica. In un discorso del novembre 2015, in occasione del 40° anniversario della Marcia Verde, Mohammed VI, dopo aver annunciato ulteriori investimenti nella regione sahariana, sottolineava come il fine ultimo degli sforzi del Marocco fosse anche quello di integrare e di fare delle popolazioni sahariane cittadini del regno a tutti gli effetti [11]. Tra gli obiettivi anche “la preservazione e la promozione dell’eredità sahariana e il rafforzamento della cultura hassani, con la costruzione di teatri, musei e centri culturali nella parte meridionale della nazione”.

A giudicare dagli ingenti programmi di investimento marocchini, il vecchio assunto che lega condizioni di povertà diffusa e sottosviluppo a istituzioni deboli e che imputa a mancanze economiche l’instabilità politica non sembra essere scalfito, ma al centro della strategia stabilizzatrice di Rabat sta la volontà di rendere compatibili e sovrapponibili la cultura e l’identità sahrawi con la fedeltà e l’appartenenza al Marocco.

Il disegno del re vede nel Sahara Occidentale un tassello fondamentale per la rinnovata strategia africana del Marocco, che vuole fare delle regioni sahariane un punto di incontro e di comunicazione culturale, economico ma anche simbolico tra il regno “e le sue radici africane”, che, come si è visto, contano molto nella postura regionale che il Marocco sta assumendo, sospinto da una nuova idea di sé e concezione del proprio ruolo [12].

 

A cura di Giacomo Centanaro

 

Note:

[1] Fronte di Liberazione Popolare di Saguia el Hamra e del Rìo de Oro, organizzazione militare e movimento politico fondato nel 1973 che propugna l’indipendenza del Sahara Occidentale, attualmente con sede a Tindouf, Algeria. Riconosciuto dall’ONU, che però non riconosce la sovranità della RADS, proclamata dal Fronte nel 1976.

[2] https://www.france24.com/en/20181205-renewed-push-peace-western-sahara-talks-open-geneva.

[3] Corrispondente ai territori dell’ex Sahara spagnolo, occupato dal Marocco e dalla Mauritania nel 1975 in seguito alla c.d. “Marcia verde”. Attualmente è occupato dal Marocco per più dei tre quarti della sua estensione, mentre la parte restante è sotto il controllo dell’autoproclamata Repubblica Araba Democratica dei Sarahawi, sostenuta dalla confinante Algeria, rivale regionale del Marocco.

[4] Secondo i dati di infomercatiesteri.it, piattaforma realizzata dalla Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale.

[5] https://www.moroccoworldnews.com/2017/05/216643/morocco-named-most-attractive-in-africa-for-investors-by-ernst-young/.

[6] https://www.institutmontaigne.org/ressources/pdfs/publications/prets-pour-afrique-ajourdhui-rapport.pdf.

[7] https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/print_wi.html.

[8] https://moroccoonthemove.com/wp-content/uploads/2014/03/FS_DevelopmentSahara11August2016.pdf.

[9] https://www.moroccoworldnews.com/2018/01/238553/western-sahara-morocco-investments/.

[10] https://www.moroccoworldnews.com/2017/08/226112/morocco-spends-mad-2-6-billion-4-year-project-develop-agriculture-laayoune/.

[11] Manifestazione pacifica di massa coordinata dal governo marocchino che nel 1975 indusse gli spagnoli ad abbandonare i territori sahariani.  http://northafricapost.com/9766-morocco-a-royal-roadmap-for-the-development-of-the-sahara.html.

[12] Il Marocco è stato riammesso nell’Unione africana durante il 28° summit dell’organizzazione, tra il 30 e il 31 gennaio 2017. Nel 1984 il Marocco decise di ritirarsi per protestare contro l’ammissione della Repubblica democratica araba dei sahrawi, che rivendica la sovranità sul Sahara Occidentale.

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