Il Gigante Pacifico: La difficile strategia della sicurezza tedesca tra remore storiche e tagli di bilancio

Era il 2001 quando Berlino prese parte alle operazioni di pace per la liberazione dell’Afghanistan dal regime Talebano. Si trattava della più grande missione estera a cui la Germania del post Seconda Guerra Mondiale avesse mai preso parte. Ancora oggi 1265 militari della Bundeswehr, la forza militare federale, sono di stanza nel Paese come parte della missione militare “Resolute Support (RS)”, dove le truppe tedesche sono impegnate nella messa in sicurezza e nell’addestramento di quelle locali nella regione del Kunduz. Dal 2001 il numero delle missioni tedesche al di fuori dei confini nazionali è aumentato: attualmente le operazioni militari internazionali sono 12, un impegno che sembra essere destinato ad aumentare, specialmente in previsione di una strategia militare europea unitaria. Nonostante ciò, la Germania non sembra essere un paese pronto ad affrontare il suo futuro in tal senso. È recente la notizia che il governo non riuscirà a raggiungere la quota NATO fissata per i finanziamenti alla Bundeswehr. Più precisamente il Budget allocato costituirà circa l’1,25% del PIL, contrariamente a quanto stabilivano gli accordi internazionali relativi all’obiettivo del 2% (ossia ogni nazione partecipante è impegnata a dedicare circa il 2% del PIL nazionale al miglioramento e rafforzamento delle proprie forze armate).

– Le cause del rifiuto

La Germania post Seconda guerra mondiale è un paese che fatica a fare i conti con sé stesso e con la propria identità nazionale. La più importante conseguenza di questo atteggiamento è il rifiuto della propria responsabilità di nazione sovrana in campo internazionale, come ovvia eredità delle atrocità del periodo nazista. Questa lotta intestina, contraddizione nel Geist nazionale, si concretizza in una seria opposizione da parte delle forze politiche più importanti ad impegni di natura militare, compresi quelli relativi ad un finanziamento credibile delle forze armate nazionali. Partiti come la SPD o la CDU, che fanno parte della Grande Coalizione, si trovano spesso in contraddizione al proprio interno per quanto concerne questioni di natura più prettamente geopolitica. Un caso eclatante è senza dubbio l’impasse del gasdotto Nordstream 2. In un mondo ormai sempre più multipolare, Berlino non può fare a meno di scontrarsi con il proprio rifiuto di assumere un’importanza strategico-militare maggiore, specialmente in Europa. Con l’obiettivo di riconquistare elettorato per il futuro, SPD e CDU stentano a trovare un accordo sul fatto che il Paese abbia bisogno di crescere anche in campo militare oltre che economico. Di qui la drastica riduzione all’1,25% del PIL.

– La condizione delle forze armate tedesche.

Il giorno della lettura del suo rapporto annuale riguardo lo stato delle forze armate, il portavoce dell’esercito tedesco al Bundestag (il parlamento federale tedesco), Hans Peter Bartels, ha sottolineato quanto le forze armate federali versino in una situazione a dire poco disastrosa. Le mancanze sono notevoli e la soluzione sembra più lontana che mai. Per citare alcuni problemi, in cima alla classifica figura l’inutilizzabilità della quasi totalità delle divisioni corazzate costituita dai famosi Leopard 2. Anche la Luftwaffe, l’aviazione militare, è affetta da gravi carenze che costringono a terra oltre la metà dei velivoli da combattimento (includendo i caccia Eurofighter e gli arrugginiti ma funzionali Tornado). Le stesse dotazioni basilari come stivali o forniture per le caserme sono ridotte al minimo. Tale situazione, benché sottovalutata da ampi settori della politica tedesca, ha i suoi effetti di breve e di lungo periodo. Tra i primi si annoverano senza dubbio disfunzioni critiche per le truppe in missione all’estero. Si riporta ad esempio il fatto che i soldati tedeschi impegnati in Mali dovessero viaggiare utilizzando veicoli civili al posto di mezzi blindati, mettendo tra le altre cose in serio pericolo la vita dei soldati. Inoltre, un pericolo non secondario è l’estremismo politico delle truppe tedesche. I casi di accertato nazismo sono aumentati esponenzialmente, dai 63 del 2016 ai 170 di Gennaio 2019. Una radicalizzazione che stando alle condizioni delle truppe, sembra destinata ad aumentare, se non verranno investiti abbastanza fondi anche per la prevenzione di fenomeni del genere.

– Chi paga?

La Germania odierna concepisce il suo ruolo internazionale nel quadro della strategia della cosiddetta Potenza pacifica, ossia una nazione che in materia di politica internazionale si affida in maniera totale ai principi del diritto internazionale. A questa linea politica si adegua anche la strategia militare della Bundesrepublik. Di fatto ogni missione militare tedesca all’estero rientra nell’insieme di operazioni regolate e condotte sotto l’egida di organismi internazionali come la NATO o le Nazioni Unite. Stando all’attuale situazione, a pagare le conseguenze delle carenze di bilancio della Bundeswehr è senza dubbio la capacità di manovra e la credibilità tedesca nel campo della cooperazione militare internazionale. All’alba di una Brexit che vedrà probabilmente il ritiro del Regno Unito dai piani militari EU, la Germania si trova ad essere un partner poco affidabile per nazioni come la Francia o la stessa Italia. Nel frattempo, il mondo si polarizza, la Russia si risveglia e l’America si ritira. Servirà in tempi molto brevi una riorganizzazione oltre che una modernizzazione coerente con i piani NATO delle truppe tedesche. I nuovi velivoli, le nuove dotazioni militari dovranno essere in grado di funzionare a pieno ritmo entro breve. Gli sprechi burocratici dovranno essere ridotti al minimo facendo spazio alla digitalizzazione (non solo nel settore della cybersecurity, uno dei pochi che si salva dal rapporto di Hans Peter Bartels). Le truppe tedesche dovranno essere in grado di agire coerentemente ad una strategia militare europea per poter intervenire in tempi brevi su delicati scenari internazionali. Solo così la Germania potrà tornare ad essere un importante ed affidabile partner per i propri alleati.

 

A cura di Carlo Marchese

 

Riferimenti bibliografici:

– Bundesweher.de, 25/03/2019, Pressemitteilung, “Die aktuelle Lage in den Einsatzgebietender Bundeswehr” http://www.bundeswehr.de/portal/poc/bwde?uri=ci:bw.bwde.einsaetze.ueberblick.lage.

– Der Spiegel, Holscher Max, Gebauer Matthias, 29/01/2019, “Bundeswehr-Jahresbericht Wo der Mangel Regiert” http://www.spiegel.de/politik/deutschland/bundeswehr-jahresbericht-die-lange-maengelliste-der-bundeswehr-a-1250526.html.

– DGAP, 28/11/2018, “Protecting Europe, “Meeting the EU’s military level of ambition in the context of Brexit” https://dgap.org/de/think-tank/publikationen/weitere-publikationen/protecting-europe.

– Die Zeit, 29/03/2019, “Generalsekretär besteht auf Budgetzusagen der Bundesregierung” https://www.zeit.de/politik/ausland/2019-03/nato-verteidigungsausgaben-jens-stoltenberg-ursula-von-der-leyen-militaer.

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