La svolta atlantica della Repubblica della Macedonia del Nord. Siglato il protocollo di adesione alla NATO

 

cropped-limes-club_300                                               a cura di Francesco Gavazzi    img-20180921-wa0005

 

La ventennale disputa [1] intercorsa fra la Repubblica ellenica e l’ex Repubblica di Macedonia circa il nome di quest’ultima è giunta al termine e, con essa, una lunga serie di complicazioni che hanno impedito al piccolo paese balcanico di avvicinarsi concretamente ai grandi organismi internazionali dell’Unione Europea e della Nato. Il seguente articolo non è tuttavia teso alla disamina di questa frizione; si prefigge, piuttosto, l’obiettivo di illustrare – adesso che un accordo è stato raggiunto – quali implicazioni possa comportare l’ingresso della “neonata” Repubblica della Macedonia nel Nord [2] all’interno dell’Alleanza Atlantica, il cui allargamento ad Est [3] non potrà che avere sicuri effetti sugli equilibri della regione.

Il primo step consiste nel capire quale possa essere l’importanza strategica e geopolitica macedone nell’area balcanica. A tal proposito è utile ricordare come suddetta regione sia da anni posta al centro di enormi investimenti finalizzati alla realizzazione di ingenti opere infrastrutturali volute da due delle più grandi potenze internazionali: Russia e Cina. Mosca e Pechino hanno infatti individuato da tempo le potenzialità della penisola balcanica in termini di sbocchi commerciali: la prima attraverso il progetto della Balkan Stream gas pipeline [4] destinata a divenire parte integrante della TurkStream [5], a sua volta progettata per divenire potenziamento della già operativa BluStream [6]; la seconda, invece, mediante la realizzazione di colossali opere di trasporto quali la Balkan Silk Road high-speed highway e la Balkan Silk Road high-speed railway [7], volte non solo a costituire un rapidissimo mezzo di trasporto per le merci cinesi in arrivo nella regione dal Porto del Pireo [8] ma anche per costituire un’efficiente porta d’accesso verso i ricchi mercati dell’Europa Occidentale.

È in questo scenario che il piccolo Stato balcanico avrebbe dovuto ricoprire un ruolo di grande importanza nel complesso ecosistema infrastrutturale disegnato da Russia e Cina; data la sua posizione centrale nella regione avrebbe dovuto, infatti, costituire il naturale crocevia di tali opere. Il corso degli eventi sembra tuttavia aver preso un’altra direzione e l’attuale primo ministro Zoran Zaev – leader della Unione Socialdemocratica di Macedonia (SDSM) – è uno dei principali artefici di questo cambio rotta.

La giustificazione di questa affermazione deve essere ricercata nelle elezioni anticipate tenutesi in Macedonia nel Dicembre del 2016 e dall’assoluto caos istituzionale da esse emerso. In breve, per quanto le elezioni fossero state vinte dalla SDSM secondo i dettami contenuti nel testo costituzionale, il Presidente della Repubblica macedone Ivanov ha tardato oltremodo la formazione del governo. Uno dei motivi è stato il forte dissenso sulla c.d. “Piattaforma Tirana” [9], la risultante di un accordo raggiunto tra la SDSM stessa ed i partiti della minoranza albanese presente in Macedonia che, in cambio del sostegno al candidato Zaev, richiedevano sia maggiori diritti per la minoranza albanese nella ex-Fyrom sia l’introduzione del bilinguismo in Costituzione. Va da sé che tale scenario ha gettato ulteriore benzina sul fuoco in un paese già instabile, arricchendo la crisi politico-istituzionale [10] con una marcata impronta etnica. La crisi – per quanto rientrata – ha lasciato profondi strascichi che hanno diviso significativamente il paese, specie per quanto riguarda gli Accordi di Prespa [11] e sul tanto discusso cambio di nome, da cui dipende anche il futuro strategico della Repubblica macedone.

È alla luce di queste considerazioni che i grandi investitori russi e cinesi hanno deciso di dirottare altrove i propri capitali. Particolare attenzione è stata infatti riservata alla Bulgaria, la cui intenzione di realizzare [12] l’ambizioso progetto di una ferrovia ad alta velocità “Sea2Sea” [13] sembra sposarsi perfettamente sia con le intenzioni infrastrutturali cinesi sia con quelle energetiche russe. In generale, la situazione geo-strategica e geo-energetica non sembra affatto promettente per la Macedonia e le idee russe e cinesi di orientare altrove i rispettivi progetti balcanici sembrano essere molto più di una semplice reazione istintiva ai disordini politico-istituzionali post elezioni; piuttosto, queste grandi potenze sembrano fare previsioni a medio-lungo termine sul fatto che il paese perduri in un periodo di prolungata agitazione politica e che sia destinato a subire una crescente influenza occidentale e statunitense proprio in virtù dei già citati accordi di Prespa. Per questo ed altri motivi, sembra sempre più improbabile l’inclusione della Macedonia del Nord nei grandi progetti russi e cinesi, visto anche che i nuovi piani infrastrutturali della Grecia e della Bulgaria aprono un’altra validissima alternativa [14].

Ma cosa significa esattamente per la Repubblica di Macedonia l’adesione alla NATO? Quali effetti potrebbe avere su una regione tradizionalmente sotto influenza russa [15] ma ultimamente sempre più vicina al “blocco delle potenze occidentali” [16]?

La prima considerazione è relativa al mutamento dei rapporti di forza nella penisola balcanica. Per Mosca i Balcani vogliono sì dire nuovi sbocchi commerciali ma anche, soprattutto, accesso al Mar Mediterraneo, una pedina fondamentale per la persecuzione della politica estera del Mar Nero “allargato”. Mentre l’Occidente guadagna un nuovo tassello nella regione sudorientale europea, la Russia vede la perdita di uno Stato non alleato ma nemmeno avverso sul quale – come precedentemente menzionato – aveva intenzione di puntare.

A rafforzare la sensazione che il Cremlino abbia perso il suo storico appeal sulla ragione – come testimoniato dall’accettazione passiva della notizia senza colpo ferire [17] – concorrono anche ulteriori considerazioni. L’espulsione di due diplomatici russi dalla Grecia avvenuta lo scorso luglio è stato uno dei momenti più bassi del rapporto fra Atene e Mosca: nonostante la tradizionale appartenenza di Atene alla Nato e al blocco occidentale, la Grecia ha sempre rappresentato un valido amico della Russia nel Mediterraneo. Ma quell’espulsione è stata un segnale chiarissimo: l’influenza russa sulla Grecia e, di conseguenza, sulle regioni limitrofe sta lentamente perdendo vigore. E tutto è esploso con il negoziato per l’accordo tra la Grecia e la Repubblica di Macedonia. Per il Cremlino si tratta infatti di assistere all’occidentalizzazione di una regione che ha sempre avuto un’influenza russa. Non a caso gli Stati Uniti, la Nato e l’Unione Europea [18] hanno fin da subito puntato tutto sull’accordo fra Grecia e Macedonia. Infatti, l’adesione della Repubblica del Macedonia del Nord alla NATO – per quanto possa sembrare di rilievo secondario – concorre ad erodere ulteriore influenza in quella che tradizionalmente è stata una proiezione sovietica verso l’Europa.

Tirando le somme, è possibile osservare che l’inclusione di questo Stato implica che la NATO avrà presto trenta membri e che aggiungerà un altro tassello fondamentale a quel “cordon sanitaire” intorno ai confini della Russia occidentale. Trenta membri significa un numero raddoppiato rispetto al 1991, quando molti esperti pensavano che l’Alleanza sarebbe stata sciolta con il crollo dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia. Questo dato conferma come le frizioni fra gli ormai ex blocchi non si siano mai del tutto sopite e che anzi stiano vivendo oggi una nuova fase di riacutizzazione. Con la Russia che lavora apertamente per ristabilire la sua influenza nella sfera ex sovietica, più vividamente dal 2014 con l’annessione della Crimea e la guerra in corso nell’Ucraina orientale, la NATO si presenta come un club attraente per le piccole nazioni come la Macedonia settentrionale.

 

Note:

[1] Karajkov R., “Il nome della discordia – Un riepilogo”, 2008, Osservatorio Balcani e Caucaso.

[2]Welcome to North Macedonia: parliament votes for name change”, 2019, The Guardian.

[3] O’Hanlon M., “Beyond NATO: A new security architecture for Eastern Europe”, 2018, Brooking.

[4] Karykbo A., “Macedonia’s Geostrategic Role in Multipolarity”, 2017, Global Research.

[5]TurkStream. Gas exports to Turkey and southern and southeastern Europe”, Gazprom.

[6] Ibid.

[7] Voros Z., “Who Benefits From the Chinese-Built Hungary-Serbia Railway?”, 2018, The Guardian.

[8] Vita L., “La Cina investe in Europa dell’Est. Ma ecco cosa vuole veramente”, 2018, Gli occhi della Guerra.

[9] Cvetanoski I., “Il pericoloso limbo della politica macedone”, 2017, Osservatorio Balcani e Caucaso.

[10] Il riferimento è diretto in particolare alle azzardate manovre che il governo macedone guidato da Zoran Zaev ha dovuto compiere. Non solo, causa compromessi e delicati giochi di equilibrio, non ha prestato fede a tutte le riforme promesse sul fronte interno, ma si è anche piegato a patti poco cristallini, barattando il voto favorevole di otto deputati dell’opposizione conservatrice con un’amnistia indiscriminata per i colpevoli dell’attacco al parlamento avvenuto nell’aprile 2017. A rincarare poi la dose il sospetto di aver permesso all’ex premier Nikola Gruevski di fuggire in Ungheria.  Indelicato M., “Quel Paese in bilico tra Nato e Russia”, 2017, Gli Occhi della Guerra.

[11] Cvetanoski I., “La Macedonia (del Nord) e gli accordi di Prespa, trionfo o disfatta?”, 2018, Osservatorio Balcani e Caucaso.

[12] In partenariato con la Grecia.

[13] Psara M., “Greece – Bulgaria “Sea2Sea” high-speed railway project on track”, 2017, Indipendent Balkan New Agency.

[14] Il rafforzamento del partenariato strategico greco-bulgaro è inteso a rendere entrambi i paesi indispensabili punti di riferimento per le politiche energetiche russe e per il tanto necessario accesso della Cina alla Serbia, lo stato pivot balcanico e testa di ponte verso la Mitteleuropa.

[15] Vita L., “La Nato continua ad espandersi. Ma per l’Europa ora è un problema”, 2018, Gli occhi della guerra.

[16] Petroni F., “Il Montenegro nella Nato”, 2017, Limes.

[17] Il riferimento è diretto al presunto colpo di Stato in Montenegro alla vigilia dell’ingresso nella NATO. Lavdrim L., “MONTENEGRO: Presunto colpo di stato, due agenti russi e due deputati tra gli accusati”, 2017, EastJournal.

[18] Marusic S., “Merkel Urges Macedonians to Vote in ‘Name’ Referendum”, 2018, BalkaInsight.

 

Sitografia:

la-svolta-atlantica-della-repubblica-della-macedonia-del-nord-siglato-il-protocollo-di-adesione-alla-nato.

Karajkov R., “Il nome della discordia – Un riepilogo”, 2008, Osservatorio Balcani e Caucaso, https://www.balcanicaucaso.org/Materiali/Il-nome-della-discordia-Un-riepilogo-39899.

Welcome to North Macedonia: parliament votes for name change”, 2019, The Guardian, https://www.theguardian.com/world/2018/oct/20/welcome-to-north-macedonia-parliament-votes-for-name-change.

O’Hanlon M., “Beyond NATO: A new security architecture for Eastern Europe”, 2018, Brooking, https://www.brookings.edu/blog/order-from-chaos/2017/07/28/beyond-nato-a-new-security-architecture-for-eastern-europe/.

Karykbo A., “Macedonia’s Geostrategic Role in Multipolarity”, 2017, Global Research, https://www.globalresearch.ca/macedonias-geostrategic-role-in-multipolarity/5608452.

TurkStream. Gas exports to Turkey and southern and southeastern Europe”, Gazprom, http://www.gazprom.com/projects/turk-stream/.

Voros Z., “Who Benefits From the Chinese-Built Hungary-Serbia Railway?”, 2018, The Guardian, https://thediplomat.com/2018/01/who-benefits-from-the-chinese-built-hungary-serbia-railway/.

Vita L., “La Cina investe in Europa dell’Est. Ma ecco cosa vuole veramente”, 2018, Gli occhi della Guerra, http://www.occhidellaguerra.it/cina-investimenti-europa-est/.

Cvetanoski I., “Il pericoloso limbo della politica macedone”, 2017, Osservatorio Balcani e Caucaso, https://www.balcanicaucaso.org/aree/Macedonia-del-Nord/Il-pericoloso-limbo-della-politica-macedone-178577.

Cvetanoski I., “La Macedonia (del Nord) e gli accordi di Prespa, trionfo o disfatta?”, 2018, Osservatorio Balcani e Caucaso, https://www.balcanicaucaso.org/aree/Macedonia-del-Nord/La-Macedonia-del-Nord-e-gli-accordi-di-Prespa-trionfo-o-disfatta-192496.

Psara M., “Greece – Bulgaria “Sea2Sea” high-speed railway project on track”, 2017, Indipendent Balkan New Agency, https://balkaneu.com/greece-bulgaria-sea2sea-high-speed-railway-project-on-track/.

Petroni F., “Il Montenegro nella Nato”, 2017, Limes, http://www.limesonline.com/la-nato-si-allarga/99334?prv=true.

Vita L., “La Nato continua ad espandersi. Ma per l’Europa ora è un problema”, 2018, Gli occhi della guerra, http://www.occhidellaguerra.it/russia-nato-europa-problema/

Indelicato M., “Quel Paese in bilico tra Nato e Russia”, 2017, Gli Occhi della Guerra http://www.occhidellaguerra.it/quel-paese-bilico-nato-russia/.

Lavdrim L., “MONTENEGRO: Presunto colpo di stato, due agenti russi e due deputati tra gli accusati”, 2017, EastJournal. https://www.eastjournal.net/archives/82419.

Marusic S., “Merkel Urges Macedonians to Vote in ‘Name’ Referendum”, 2018, BalkaInsight, https://balkaninsight.com/2018/09/09/merkel-urges-macedonians-to-vote-at-the-name-referendum-09-08-2018/.

 

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