La questione del Kashmir ai tempi della Belt and Road Initiative (BRI)

Negli ultimi mesi, il livello di tensione nei rapporti tra India e Pakistan ha raggiunto nuovamente il culmine: la motivazione è sempre la stessa, ovvero la sovranità sulla regione del Kashmir, che si trascina senza soluzione sin dalla fine del dominio britannico nell’Asia Meridionale, in una spirale di violenze e accuse reciproche. Tuttavia, nella vicenda spesso ci si dimentica di un altro fondamentale attore geopolitico: la Repubblica Popolare Cinese.

Rivendicata da Nuova Delhi e Islamabad sin dalla Prima Guerra Indo-Pakistana del 1947-1949, oggigiorno la regione del Kashmir è divisa in tre aree contese. A queste si aggiunge l’area attorno al ghiacciaio Siachen, situata geograficamente al confine i tre Stati, che non ha un confine definito ma è occupato dall’India [1].

1) Lo Stato dello Jammu e Kashmir, quale entità federale dell’India.

2) Il territorio autonomo del Gilgit-Baltistan, amministrato dal Pakistan.

3) Le regioni dell’Aksai Chin e del Shaksgam, entrambe inglobate nella regione autonoma dello Xinjiang: la prima fu conquistata dalla Cina ai danni dell’India nella Guerra Sino-Indiana del 1962, la seconda fu ceduta da Islamabad a Pechino nel 1963.

 

Kashmir

IMMAGINE 1 – L’attuale tripartizione della regione storica del Kashmir 

 

A innescare l’ultima crisi è stato un attentato suicida compiuto il 14 febbraio scorso contro un convoglio militare nello Jammu e Kashmir, che ha causato 46 vittime tra gli agenti di sicurezza indiani. In risposta, il 26 febbraio l’aviazione indiana ha bombardato sul territorio pakistano un campo di addestramento del gruppo terroristico Jaish-e-Mohammad, ritenuto responsabile dell’attentato [2]. Nuova Delhi ha reiteramenti accusato Islamabad di proteggere i terroristi, e il 5 agosto ha revocato unilateralmente l’autonomia concessa allo Stato dello Jammu e Kashmir, cancellando l’articolo 370 della Costituzione della Repubblica dell’India del 1950 [3] e scatenando le reazioni non soltanto del Pakistan, ma anche della Cina.

La contesa del Kashmir si è ulteriormente aggravata in seguito alla decisione da parte di Cina e Pakistan di avviare la costruzione del China-Pakistan Economic Corridor (CPEC), che deve necessariamente attraversare parte del territorio autonomo del Gilgit-Baltistan, al fine di collegare il porto pakistano di Gwadar al territorio cinese della regione autonoma dello Xinjiang, in cui Pechino sta affrontando il dilemma uiguro [inserire collegamento ipertestuale]. Annunciato nell’aprile 2015 dal presidente cinese Xi Jinping, il CPEC è uno dei principali progetti della via terrestre della Belt and Road Initiave (BRI), dal momento che permetterebbe di risolvere o perlomeno alleviare il dilemma di Malacca [4]: di conseguenza, la sua realizzazione è considerata strategicamente fondamentale dalla Repubblica Popolare Cinese [5].

 

Pakistan

IMMAGINE 2 – Il percorso del CPEC, che attraversa il Gilgit-Baltistan

 

Conosciuto con il nome di Northern Areas dal 1970 al 2009 [6], il Gilgit-Baltistan ricopre una posizione ambigua all’interno della struttura amministrativa pakistana, dal momento che non viene menzionato nella Costituzione della Repubblica Islamica del Pakistan del 1973: di conseguenza, pur trattandosi de facto di un’entità amministrativa dotata di un certo grado di autonomia rispetto al governo centrale, esso non fa ufficialmente parte dello Stato pakistano, né tantomeno detiene lo status di provincia. Il governo di Islamabad ha sempre respinto le richieste del Gilgit-Baltistan per una piena integrazione amministrativa con il paese, proprio perché azioni unilaterali volte ad apportare cambiamenti radicali nello status amministrativo del territorio avrebbero danneggiato la sua posizione internazionale nell’ambito della questione del Kashmir [7].

Oltre a problemi di natura internazionale, il passaggio del CPEP attraverso il suddetto territorio presenta anche diversi problemi interni: in primis, l’opposizione della popolazione locale al progetto sino-pakistano. Il governo centrale ha sempre sostenuto che l’iniziativa rappresenta per il Pakistan un punto di svolta dal punto di vista economico e che porterà benefici e prosperità in tutte le aree del paese, incluso il Gilgit-Baltistan. Tuttavia, gli abitanti della regione – la maggior parte dei quali è di etnia dardi, di fede sciita a differenza della maggioranza dei pakistani che è invece sunnita – temono che la realizzazione del CPEC non solo possa determinare disastri ecologici, radicali cambiamenti demografici e land grabbing da parte della Cina nel territorio, ma anche minacciare la loro stessa identità culturale [8].

L’opposizione internazionale cappeggiata da India e Stati Uniti al passaggio del CPEC per una porzione del Kashmir, le proteste della popolazione locale per il suo possibile impatto negativo sulla regione e l’ambiguo status amministrativo del Gilgit-Baltistan, rappresentano notevoli ostacoli alla realizzazione dello strategico progetto sino-pakistano. Nel breve termine, la commistione tra i tradizionali attriti legati alla questione del Kashmir e l’opposizione internazionale alla BRI rende estremamente complicato il raggiungimento di un accordo multilaterale nella regione.

 

A cura di Luca Galantini

 

Note:

[1] N.D. (2019, 6 agosto). Kashmir Territories Profile, BBC News. Disponibile su: https://www.bbc.com/news/world-south-asia-11693674.

[2] MISSAGLIA, N. (2019, 28 febbraio). India-Pakistan: dove nasce la tensione, ISPI Online. Disponibile su: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/india-pakistan-dove-nasce-la-tensione-22396.

[3] N.D. (2019, 6 agosto). Article 370: What Happened With Kashmir And Why It Matters, BBC News. Disponibile su: https://www.bbc.com/news/world-asia-india-49234708.

[4] Lo Stretto di Malacca è una strozzatura naturale situata tra Indonesia, Malesia e Singapore, che rappresenta una delle rotte marittime più importanti dal punto di vista economico, strategico e geopolitico, perché costituisce il tragitto più rapido attraverso cui i transiti delle materie prime provenienti dal Golfo Persico giungono ai mercati asiatici. In particolare, il controllo di questa rotta risulta essere fondamentale per il governo di Pechino, dal momento che per lo Stretto di Malacca passa circa l’80% delle importazioni di greggio dirette in Cina. Questa forte dipendenza dalle importazioni di petrolio, il cui trasporto transita necessariamente per tale rotta, unito al grave problema della pirateria e alle tensioni causate dalla disputa sulle isole Spratly tra diversi paesi della regione, costituisce il cosiddetto dilemma di Malacca – così chiamato per la prima volta dal presidente cinese Hu Jintao nel novembre 2003. Dal momento che gli consentirebbe di aggirare lo stretto, la realizzazione del CPEC risulta essere fondamentale per il governo di Pechino al fine di risolvere o quantomeno alleviare tale problema strategico.

[5] HAMZAH, B.A. (2017, 13 aprile). Alleviating China’s Malacca Dilemma, Institute for Security & Development Policy. Disponibile su: http://isdp.eu/alleviating-chinas-malacca-dilemma/.

[6] ASKARI, H. (2009, 25 novembre). Gilgit-Baltistan Enters A New Era, South Asian Generation Next. Disponibile su: http://www.sagennext.com/2009/11/25/gilgit-baltistsan-enters-a-new-era/.

[7] SCHOFIELD, V. (2000). Kashmir in Conflict: India, Pakistan and the Unending War, I.B. Tauris, pp. 180-181.

[8] KHAN, S. (2018, 1 marzo). Skepticism in Gilgit-Baltistan over China-Pakistan Economic Corridor, Deutsche Welle. Disponibile su: https://www.dw.com/en/skepticism-in-gilgit-baltistan-over-china-pakistan-economic-corridor/a-42010956.

 

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