Tra pandemia, razzismo e crisi della democrazia

Crisi sanitaria. Crisi economica. Crisi del sistema democratico.

Tre crisi che oggi si alimentano l’un l’altra, creando un circolo vizioso. Sebbene possa risultare molto più comodo poter addossare le responsabilità di tale scenario al nuovo virus, i dati recentemente diffusi da Freedom House indicano che il 2019 sarebbe il quattordicesimo anno consecutivo di restrizione dei diritti politici e delle libertà civili in tutto il mondo. 

La pandemia da Covid-19 ha sì generato (o peggiorato, a seconda dei casi) la crisi economica, ma ha solo accentuato, rafforzando trend negativi già presenti, la crisi della democrazia a livello globale. Riprendendo quanto scrivono Steven Levitsky e Daniel Ziblatt nel loro libro “How democracies die: What history reveals about our future”, le democrazie, il più delle volte, muoiono lentamente, spesso a causa di scelte politiche che indeboliscono (fino a farle scomparire) le garanzie democratiche favorendo, così, l’autoritarismo e tutto ciò che ne deriva.

È innegabile, poi, che le tendenze autoritarie riaffiorino con maggior forza nei periodi di crisi, e quella attuale non ne è esente. 

Non deve quindi sorprendere la forte instabilità che caratterizza oggi gli Stati Uniti, dovuta soprattutto agli effetti devastanti delle discriminazioni razziali, un cancro che quella che si autodefinisce come la più grande democrazia occidentale non è ancora riuscita a sconfiggere. Nel Paese inoltre, la “crisi razziale” si è aggiunta alle tre crisi sopracitate, innescando la rivolta contro quel potere politico ed economico che ha reso “grande” l’America facendo pagare il conto ai più deboli. 

Come è noto, il 25 maggio si è verificato l’ennesimo, ma non ultimo, episodio di quel razzismo che (ancora nel 2020) causa la morte di una persona di colore. L’uccisione di George Floyd a Minneapolis ha scatenato un’ondata di proteste in America (il c.d. Black Lives Matter, che si è poi diffuso in tutto il pianeta) che il Presidente Trump sta tentando di reprimere con l’uso della forza, emblema di un sistema fatto di complicità, in cui è normale aspettarsi l’impunità nei confronti dei militari e delle forze dell’ordine. Non va dimenticato che quando non si interviene in tempo a interrompere quel sistema scellerato che lega disuguaglianza e crisi della democrazia, che finisce inevitabilmente anche per influenzare il quadro istituzionale e i processi politici a livello nazionale e sovranazionale, si mette a serio rischio la tenuta stessa della democrazia e con essa la sussistenza di quei diritti che oggi vengono troppo spesso dati per scontati. La perdita di credibilità della politica è anche un effetto della sua crescente distanza dalla società, provocata a sua volta dalla smobilitazione sociale dei partiti. Ne è prova la crescita dell’astensionismo che ha ormai raggiunto livelli preoccupanti: siamo di fronte al crollo della rappresentanza e quindi della vecchia dimensione politica e rappresentativa del sistema democratico. La convivenza tra le differenze deve, infatti, essere assicurata dalla democrazia, e quest’ultima entra drammaticamente in crisi nel momento in cui si accettano in maniera passiva le disuguaglianze. Il concetto di uguaglianza è quindi strettamente legato all’idea della democrazia, ponendosi alle fondamenta sia del pluralismo politico che dell’unità politica. Sembra un ossimoro, ma in realtà l’esistenza di una comunità si realizza nel momento in cui tutti gli appartenenti ad essa si riconoscono in quanto differenti ma soprattutto in quanto uguali. 

Ho la paura della perdita della democrazia, perché io so cos’è la non democrazia. La democrazia si perde pian piano, nell’indifferenza generale, perché fa comodo non schierarsi, e c’è chi grida più forte e tutti dicono: ci pensa lui”. È il monito di Liliana Segre –  raccolto da Marco Damilano in un’intervista del 2018 –, che con Gramsci condivide la condanna degli indifferenti, di quell’indifferenza che ancora oggi opera pesantemente e dannosamente sulla storia. Poiché le ultime generazioni non hanno memoria dei regimi autoritari e giudicano solo quelli che vengono percepiti come difetti e limiti della democrazia spesso, anziché attivarsi per correggere e migliorare quelle che effettivamente sono le fragilità e le criticità dei sistemi democratici, preferiscono fare un passo indietro delegando la soluzione degli innegabili problemi all’uomo forte, nella convinzione che questi sia in grado di invertire la rotta. Ne sono un esempio Trump in America, Bolsonaro in Brasile, Modi in India, Duterte nelle Filippine, fino ad arrivare al cuore stesso dell’Europa con Orbán in Ungheria ed Erdogan in Turchia. Questa mancanza di esperienza e di memoria storica, imputabile in parte anche alla peggiore condizione della scuola degli ultimi 20 anni ha preparato il terreno ideale per la diffusione e il radicamento di populismi, sovranismi ed autoritarismi. Ma se questo è vero, è altrettanto vero che oggi si sta formando una coscienza morale nuova: è il risultato dell’impegno civile di quanti non si sono arresi alla superficialità e all’indifferenza dei più, di tutti quelli che non hanno rinunciato all’azione andando consapevolmente in direzione ostinata e contraria. 

Una democrazia vera è qualcosa per cui vale la pena combattere: per questo i giovani (con il Movimento delle Sardine in Italia ed i Fridays for Future e il Black Lives Matter nel mondo) stanno contribuendo a scrivere una pagina nuova per la vita democratica, una pagina fondata su una ribellione costruttiva, la ribellione di quanti hanno capito quanto sia urgente e vitale dire NO: alla brutalità della politica, alle guerre, alla fame, all’ingiustizia. Ribellione come esercizio di critica e progetto di libertà, come rimedio contro l’umiliazione e la perdita di dignità, ma anche e soprattutto come responsabilità, partecipazione e difesa della democrazia. 

A cura di Floriana Giannotti

Fonti:

Repucci S., “A Leaderless Struggle for democracy. Democracy and pluralism are under assault”, 2020. Si veda il seguente link: https://freedomhouse.org/report/freedom-world/2020/leaderless-struggle-democracy 

Damilano M., intervista del 5 giugno 2018 a Liliana Segre per l’Espresso, disponibile al seguente link: https://espresso.repubblica.it/attualita/2018/06/05/news/liliana-segre-la-democrazia-finisce-piano-piano-1.323372 

Diamond L., “Democracy Versus the Pandemic. The Coronavirus is Emboldening Autocrats the World Over” in Foreign Affairs, 13 giugno 2020. Si veda il seguente link: https://www.foreignaffairs.com/articles/world/2020-06-13/democracy-versus-pandemic

De Donatis Mauro- Sondaggio Demopolis. Si veda il seguente link: https://sondaggibidimedia.com/sondaggio-demopolis-scuola-11-8/ 

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