Condivisione nucleare: il futuro della deterrenza nucleare di Berlino

In vista della riorganizzazione del budget conseguente alla crisi del Covid-19 si è riacceso in Germania l’interesse per un tema già in passato sotto i riflettori: la partecipazione tedesca alla difesa nucleare NATO, in gergo condivisione nucleare.

La questione ha acquisito rinnovato vigore in seguito all’annuncio della ministra della difesa cristiano-democratica Annegret Kramp-Karrenbauer di voler investire entro la prossima legislazione in un nuovo velivolo capace di trasportare gli ordigni nucleari americani B-61 e che si possa presentare come degno erede dell’ormai 40enne Tornado-Panavia. L’investimento va inserito in un’ottica strategica per la Germania: un nuovo e più moderno mezzo aereo per la Luftwaffe aumenterebbe l’importanza tedesca nell’ambito della condivisione nucleare NATO. In caso contrario, cioè di mancata allocazione dei fondi, la voce in capitolo del Paese in materia di deterrenza nucleare diminuirebbe drasticamente, provocando il conseguente indebolimento di Berlino in materia di sicurezza europea.

Un futuro voto negativo del Bundestag nei confronti degli investimenti militari non è però assolutamente da escludere, specialmente in un campo estremamente costoso come quello della difesa aerospaziale (per i nuovi aerei si parla di un investimento di qualche decina di miliardi di euro nei prossimi anni). Inoltre, il rapporto della Repubblica Federale con la presenza sul proprio territorio di ordigni nucleari americani di corto raggio è progressivamente cambiato sin dalla riunificazione del 1990. Da Paese che in passato dava per scontata la sua partecipazione alla difesa atomica del blocco occidentale, il tema ha perso oggi la sua incontestabilità, in seguito soprattutto alla rinascita di un’autonomia europea in materia di sicurezza. 

Su questo slittamento di posizioni influisce quindi un altro aspetto fondamentale: la Germania non è più al giorno d’oggi al confine della cortina di ferro. Difatti i Paesi che attualmente sentono più di tutti il peso di una difesa militare concreta contro una minaccia geopolitica russa sono innanzitutto quelli dell’est Europa, come Polonia, Ucraina e i Paesi Baltici. Cionondimeno, la Germania rimane un Paese centrale o meglio, rimane per definizione la Potenza Centrale, che della sua centralità geografica ha fatto motivo d’essere della propria politica estera. La Bundesrepublik oggi è, sì, più lontana dalla Russia, ma comunque non abbastanza da non subirne le pressioni strategiche, vedi la Crisi Ucraina.

  • Contrari illustri e favorevoli

Che l’atomica sia un argomento spinoso per un paese che specialmente negli ultimi due decenni ha visto un drastico aumento dell’ideologia ecologista, non era un segreto. Da un lato, il quanto mai forte partito dei Verdi vede nella partecipazione tedesca alla difesa nucleare comune della NATO oltre che un rischio ecologico anche un’inutilità pratica. Un investimento in aerei capaci di trasportare una piccola deterrenza militare sarebbe infatti nulla in confronto alla devastante forza delle testate nucleari russe. In caso di attacco Mosca avrebbe inoltre il suolo tedesco come target primario. Questo perché la Germania è un centro di direzione strategica e di proiezione del potere militare americano sul Vecchio Continente, in particolare per via del quartier generale europeo dell’esercito USA, situato nella base di Wiesbaden. 

Altro dissenso illustre è quello dei socialdemocratici della SPD. Il partito è in crisi nera da ormai più di un quinquennio. Alla disperata ricerca di voti, questa prova ad ostacolare una decisione che difficilmente verrebbe accolta con simpatia dall’elettorato di centrosinistra tedesco. La tattica socialdemocratica sarebbe quella di rimandare alla prossima legislatura la decisione sugli aerei e quindi occuparsene da eventuale – e poco probabile – partito maggioritario in coalizione di governo bloccando l’investimento o, molto più probabilmente, opponendovisi appunto da partito di opposizione.

Dall’altro lato, a vedere di buon occhio una rinnovata capacità nucleare “tedesca” è il ministro della difesa Kramp-Karrenbauer. La più volte definita erede di Angela Merkel, vede la Bundesrepublik inserita in un’ottica di difesa NATO come partner di prim’ordine. A questo si aggiunge il desiderio del ministro di dare un’importante sterzata al suo mandato, per smarcarsi nettamente dalla precedente disastrosa gestione von der Leyen, ma soprattutto per promuoversi politicamente in uno dei ministeri più difficili della Repubblica Federale.

Accanto a ciò, un fattore determinante è l’assoluta assenza di fiducia tedesca nei confronti degli Stati Uniti di Donald Trump. Il presidente USA non ha fatto segreto della propria noncuranza della sicurezza europea ed è forte il dubbio se gli USA siano disposti o meno a fornire un supporto repentino in caso di scoppio di un conflitto nucleare sul Vecchio Continente.

La Germania deve quindi essere in grado da un lato di collaborare a livello NATO, fornendo la giusta capacità logistica alla deterrenza di corto raggio. Dall’altro lato sarebbe importante dare un segnale in direzione di una partecipazione concreta alla sicurezza nucleare europea, in particolar modo alla Francia, Paese che ad oggi è geloso portatore di know-how in materia di sviluppo e gestione della difesa nucleare europea. L’acquisto dei caccia-bombardieri sarebbe un chiaro segnale del desiderio di Berlino di accostarsi al force de frappe (forza di dissuasione-deterrenza) francese.

  • Il futuro della Germania Nucleare

La decisione di Kramp-Karrenbauer propende per l’acquisto di una nuova versione degli ampiamente rodati F18 Hornet. Accanto a questi si pensa di investire in una versione modificata dell’europeo Eurofighter capace di trasportare gli ordigni nucleari. Inoltre, l’Eurofighter offrirebbe la possibilità di soddisfare altre necessità difensive lasciate scoperte dal pensionamento dei versatili Tornado come l’electronic warfare. Questo investimento assicurerebbe alla Germania una partecipazione ai programmi di difesa nucleare NATO per i prossimi vent’anni, almeno fino a quando non verrà approntato il progetto franco-tedesco Future Combat Air System, futuro competitor europeo degli F35 Lockheed-Martin.

Il destino della difesa nucleare tedesca è però un tema che va deciso, oltre che considerando il peso futuro del Paese nella NATO, tenendo anche ben presente le possibili ripercussioni in materia di difesa europea. L’inserimento in un’ottica tedesco-francese potrebbe dare nuova linfa al progetto di difesa comunitaria dell’Unione Europea. Importanti segnali sono già stati mandati dal presidente Macron. Da parte francese rimane il rischio di una chiusura protezionistica, specialmente se considerato l’ambivalente comportamento in passato di De Gaulle nei riguardi di una collaborazione militare: in un primo momento aperto a partnerships nucleari con la Germania, ma ai fatti desideroso di mantenere gelosamente la tecnologia nucleare in casa francese.

A cura di Carlo Marchese

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