Focus Cina (#1): il Comprehensive Agreement on Investment (CAI) e le sue criticità nelle relazioni tra UE e Pechino

[Focus Cina] Questo articolo inaugura un nuovo progetto ideato da Limes Club Firenze, dal nome Focus Cina. L’idea è nata dal desiderio di informare il pubblico, attraverso una serie di articoli che verteranno su tematiche diverse ma tra loro legate, circa le iniziative e le ricorrenze che interesseranno la Cina nel 2021.

FILIPPO SBAL | Il 30 dicembre 2020 l’Unione Europea e la Cina hanno sancito un accordo, denominato Comprehensive Agreement on Investment (CAI). Tale patto, i cui negoziati sono iniziati sette anni prima, dovrebbe avere un effetto significativo su tematiche cruciali nei rapporti tra le due potenze e che riguardano essenzialmente: reciprocità di accesso al mercato, parità nelle trattative commerciali – sia per gli operatori europei che per quelli cinesi –, rispetto di regolamentazioni condivise su lavoro e clima. Scendendo nel dettaglio, gli investitori europei auspicano un maggiore accesso a settori del mercato cinese quali telecomunicazioni, finanza, settore automobilistico elettrico e ibrido[i], mentre la Cina trarrebbe maggiori vantaggi, secondo molti esperti, soprattutto in ambito geopolitico. L’accordo di investimenti, qualora venga ratificato dal Parlamento europeo, subentrerà ai numerosi accordi bilaterali in vigore tra i vari paesi europei e la Repubblica Popolare Cinese. L’Unione Europea spera così di diventare un soggetto forte, comunitario, all’altezza delle sfide economiche promosse dalla Cina all’interno del teatro mondiale.

Nonostante il testo completo del CAI non sia stato ancora reso pubblico, è noto che il nucleo centrale riguarda l’impegno da parte della Cina di garantire un “trattamento equo agli investitori europei”[ii]. Nella documentazione preliminare, messa a disposizione dalla Commissione europea, sono elencati alcuni macro argomenti e i relativi impegni presi delle parti contraenti[iii]. Si legge che, qualora le imprese europee richiedano maggiori informazioni sull’organigramma e il funzionamento di aziende cinesi a partecipazione statale, assicurandosi così il rispetto dei vincoli concordati, il paese asiatico si impegna a fornire chiarimenti sulle norme che le regolano[iv]. Questo sarebbe un grande passo avanti per i paesi europei che desiderano diventare competitors nel mercato asiatico, considerando che le aziende a partecipazione statale sono il vero fiore all’occhiello dell’economia cinese: esse contribuiscono infatti al 30% del prodotto interno lordo del Paese[v]. Nel settore automobilistico le imprese europee non saranno più obbligate a formare joint venture con partner locali. Inoltre, Pechino si impegna ad inserire nuove regole che vadano a bloccare il trasferimento forzato di tecnologia dalle aziende europee che, ad oggi, è uno dei principali deterrenti per gli investitori stranieri che vogliono operare in Cina. Un altro principio dell’accordo riguarda le dispute commerciali, che potranno essere risolte mediante arbitrato[vi]. Il vice presidente della Commissione europea e commissario europeo per il commercio, Valdis Dombrovskis, ha definito questo accordo “una pietra miliare per l’economia”, aggiungendo che la Cina non aveva mai dato a nessun paese un tale accesso al proprio mercato[vii].

Alla riunione che ha sancito il principio di intesa del CAI erano presenti Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, Angela Merkel, in rappresentanza del semestre di presidenza tedesca del Consiglio dell’Ue, e il presidente francese Emmanuel Macron[viii]. La presenza di quest’ultimo ha attirato numerose obiezioni, circa il ruolo istituzionale svolto durante tale contrattazione e gli interessi della Francia nei confronti della Cina.

Alcuni paesi europei, tra cui Polonia e Belgio, hanno mostrato delle riserve sulle reali motivazioni poste alla base dell’accordo, anche riguardo alle tempistiche in cui il patto è stato siglato[ix]. Essendo avvenuto il 30 dicembre, alla fine del semestre di presidenza tedesca, il timore è che i vantaggi economici vadano a beneficio principalmente di alcune multinazionali tedesche, che operano in particolare nel settore automobilistico[x]. Basti pensare che “oltre il 30% del fatturato delle imprese in Germania è legato al mercato cinese”[xi].

La data di stipula dell’accordo è stata dibattuta anche in considerazione di quanto avvenuto in Cina nel corso del 2020, anno in cui il paese asiatico è stato criticato sia per l’iniziale gestione della diffusione del Covid-19, quanto per l’inasprimento della repressione dei diritti umani a Hong Kong e nello Xinjiang. Questi sono alcuni degli elementi che hanno portato vari osservatori a definire “pragmatico” l’atteggiamento dell’UE, in particolare di uno dei maggiori sostenitori di questa intesa – la Germania[xii].

Volendo guardare al CAI sotto la luce della situazione geopolitica mondiale, in particolare riferendosi alla contesa tra Washington e Pechino, ulteriori criticità sono state riscontrate dagli esperti internazionali. Gli Stati Uniti, sebbene fossero consapevoli degli effetti causati dal proprio disimpegno nel campo delle relazioni internazionali, in particolare nei confronti dell’Europa, negli ultimi quattro anni, hanno chiesto all’Unione Europea di posticipare l’intesa con la Cina. Alla base di tale richiesta vi era l’insediamento di Joe Biden che sarebbe avvenuto un mese dopo, e il conseguente cambio di rotta promesso dalla nuova amministrazione in direzione di un maggiore multilateralismo.

Ciò nonostante, un principio di accordo è stato sancito. Nella repentina conclusione delle trattative è stato decisivo, come riportato da “Bloomberg”, l’intervento diretto nei negoziati del presidente cinese Xi Jinping[xiii]. Consapevole dell’importanza per Pechino di un accordo di tale portata, in particolare nel riconoscimento del proprio ruolo all’interno dello scacchiere mondiale, Xi ha deciso di cedere a ulteriori richieste da parte dei paesi europei. Il CAI assumerà una rilevanza ancora maggiore nei prossimi mesi poiché, secondo il rapporto di Eurostat, nel 2020 la Cina è diventata il principale partner commerciale dell’Unione Europea, rimpiazzando gli Stati Uniti[xiv]. Sebbene questi dati siano in parte influenzati dalla diffusione del Covid 19, avranno degli effetti sostanziali nelle relazioni tra Pechino, Bruxelles e Washington.

Alcuni impegni presi dalla Cina alla stipula dell’accordo non appaiono particolarmente marcati, in particolare in alcune aree di cooperazione: sviluppo sostenibile, lavoro e cambiamento climatico.

Riguardo a quest’ultimo ambito, l’elemento più significativo è rappresentato dall’impegno di Pechino di adottare in maniera effettiva l’Accordo di Parigi siglato nel 2015. Per quanto concerne il lavoro, il governo cinese si è impegnato solamente a ratificare altre due delle convenzioni fondamentali dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), la n° 29 e la n°105, che vietano esplicitamente il lavoro forzato. Molti esperti dubitano del fatto che tale proposito verrà rispettato. Surya Deva, professore associato alla City University of Hong Kong’s School of Law, afferma che anche qualora il governo cinese decida di ratificare queste convenzioni, non vi sono garanzie della loro reale implementazione[xv].

Tali perplessità sono anche una conseguenza sia delle notizie che arrivano dalla regione dello Xinjiang e dai racconti degli emigrati di religione musulmana stabilitisi in Occidente, sia dalle continue smentite del governo cinese circa la presenza in quell’area del Paese di strutture che costringerebbero gli Uiguri a essere internati e obbligati al lavoro forzato. Sebbene il CAI sia incentrato principalmente sulla sfera economica, l’Unione Europea professa di perseguire un’agenda basata sui propri valori in qualsiasi tipo di accordo con paesi terzi[xvi].

Inoltre, non è secondario il fatto che spetterà al Parlamento europeo, nel caso in cui lo ritenga necessario, richiedere revisioni sull’accordo e impegni più mirati nel rispetto dei diritti civili in Cina. Questo è un aspetto non trascurabile, considerando che lo scorso dicembre il Parlamento ha adottato la “Risoluzione d’urgenza per gli Uiguri”[xvii]. Tale norma prevede sanzioni nei confronti di rappresentanti cinesi responsabili di abusi contro gli Uiguri, e la messa a bando delle importazioni di prodotti che si sospetta siano legati al lavoro forzato nei campi di internamento in Xinjiang.

Per poter avere un’idea più chiara della portata di tale accordo, sia in campo economico sia in ambito geopolitico, occorrerà attendere la ratifica e la pubblicazione della documentazione completa del CAI da parte della Commissione europea. Soltanto nei successivi anni e con un’analisi costante delle azioni del paese asiatico si potrà comprendere il rispetto degli impegni presi. Ad oggi è necessario sottolineare che in Cina l’accordo è stato accolto come un successo sui principali organi di stampa, mentre in Europa non sono mancate le critiche. È legittimo dunque aspettarsi che questo porti a delle modifiche al testo da parte del Parlamento europeo, in particolare nella sfera dei diritti civili.


[i]  G. Samarani, “UE e Pechino: la Cine è vicina?”, in “Il mondo al tempo del Covid” Rapporto ISPI 2021, ISPI, Febbraio 2021, (05/02/2021).

[ii] M. Angiolillo, F. Menghini, “Accordo Ue-Cina sugli investimenti: l’Europa e gli Usa si possono fidare?”, Il Sole 24 Ore Online, 25/01/2021, https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2021/01/25/ue-cina-investimenti-accordo/ (11/02/2021).

[iii] “EU-China comprehensive agreement on investment (CAI): list of sections” European Commission, 22/01/2021, https://trade.ec.europa.eu/doclib/press/index.cfm?id=2237 (01/02/2021).

[iv] C. Gigler, “EU-China Comprehensive Agreement on Investment (CAI)”, Rödl & Partner, 02/02/2021,

 https://www.roedl.com/insights/cai-china-eu-investment-comprehensive-agreement-facilitated-market-access (04/02/2021).

[v] Press release, “Key Elements of the EU-China Comprehensive Agreement on investment”, European Commission, 30/12/2020, https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_20_2542 (06/02/2021).

[vi] F. Tang, “China-EU investment deal allows for arbitration to settle disputes, documents show”, 23/01/2021, South China Morning Post, https://www.scmp.com/economy/china-economy/article/3118973/china-eu-investment-deal-allows-arbitration-settle-disputes (04/02/2021).

[vii] Dichiarazione di Valdis Dombrovskis riportata da Ansa.it, 30/12/2020, https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2020/12/30/ok-allaccordo-politico-tra-lue-e-la-cina-sugli-investimenti_2d1c07ff-244a-4453-bed1-da4fdfe45266.html (10/02/2021).

[viii] Press release, “EU and China reach agreement in principle on investment”, European Commission, 30/12/2020, https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_20_2541 (06/02/20121).

[ix] J. H. Vela, G. Leali, B. Moens, “Germany’s drive for EU-China deal draws criticism from other EU countries”, Politico, 01/01/2021, https://www.politico.eu/article/germanys-drive-for-eu-china-deal-draws-criticism-from-other-eu-countries/ (10/02/2021).

[x] J. Ewing and S.L. Myers, “China and E.U. leaders strike investment deal, but political hurdles await”, The New York Times Online, 30/12/2020, https://www.nytimes.com/2020/12/30/business/china-eu-investment-deal.html (07/02/2021).

[xi] E. Rossi, “Così l’accordo Ue-Cina ha spaccato l’asse franco-tedesco. Il commento di Amighini”, Formiche Online, 07/02/2021, https://formiche.net/2021/02/cina-ue-usa-amighini/ (12/02/2021).

[xii] Axel Berkofsky, “Germany’s EU Council presidency and China: pragmatism and moral collapse”, ISPI Online, 05/02/2021, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/germanys-eu-council-presidency-and-china-pragmatism-and-moral-collapse-29142 (11/02/2021).

[xiii] Editorial board, “Europe’s new pact with China is terribly timed”, Bloomberg, 4/01/2021, https://www.bloomberg.com/opinion/articles/2021-01-04/european-union-s-investment-deal-with-china-sidelines-the-u-s (07/02/2021).

[xiv]Rapporto Eurostat “Euro area International trade in goods surplus €29.2 bn” sul commercio di beni nel 2020, Eurostat, https://ec.europa.eu/eurostat/documents/portlet_file_entry/2995521/6-15022021-BP-EN.pdf/e8b971dd-7b51-752b-2253-7fdb1786f4d9 (15/02/2021).

[xv] M. Lau, “Why labour rights issues may sink the EU-China investment deal”, South China Morning Post, 13/02/2021, https://www.scmp.com/news/china/diplomacy/article/3121576/why-labour-rights-issues-may-sink-eu-china-investment-deal (13/02/2021).

[xvi] Press release, “EU and China reach agreement in principle on investment”, European Commission, 30/12/2020, https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_20_2541 (06/02/2021).

[xvii] G. Sciorati, “Accordo Cina-Ue sugli investimenti, cosa prevede (e cosa no)”, ISPI Online, 08/01/2021, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/accordo-cina-ue-sugli-investimenti-cosa-prevede-e-cosa-no-28859 (25/01/2021).

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