L’eredità geopolitica di Trump in Sud e Centro America

ISABELLA NOCI | In tutto il continente americano l’avvio del nuovo anno ha portato enormi sconvolgimenti. Con l’assalto al Campidoglio – sede del Parlamento Usa –  da parte di sostenitori trumpiani il 6 gennaio 2021, gli Stati Uniti d’America hanno sentito scricchiolare le fondamenta del pilastro che ha sempre sorretto l’immagine globale del Paese nella storia recente: il principio democratico.

L’episodio ha riportato alla mente un avvenimento simile avvenuto qualche mese prima in Guatemala. Il 22 novembre 2020 infatti, per protestare contro il governo Giammattei, centinaia di manifestanti incappucciati hanno preso d’assalto un’ala del Parlamento nazionale ed hanno appiccato il fuoco[i]. È importante sottolineare come il casus belli e le finalità che hanno animato i manifestanti a Washington DC avessero natura molto differente rispetto a quella delle vicende guatemalteche. Negli USA l’attacco era rivolto infatti a contestare i risultati elettorali, mentre in Guatemala l’obiettivo era l’opposizione ai provvedimenti economici e di bilancio ritenuti ingiusti ed impopolari. Eppure, si può identificare il comune denominatore delle due rivolte nell’obiettivo preso di mira: la sede istituzionale, detentrice ed espressione del potere democratico.

I collegamenti geopolitici tra Stati Uniti e Guatemala si ritrovano nelle politiche recenti, passate sotto silenzio dai media europei. Nell’agosto del 2019 infatti l’ex Presidente guatemalteco Jimmy Morales firmò, insieme al Presidente Usa Donald Trump, un patto che prevedeva che i migranti di passaggio attraverso il Guatemala per richiedere l’asilo politico negli Stati Uniti fossero rimandati in territorio guatemalteco. Quest’ultimo era infatti considerato nell’accordo come “Paese terzo sicuro”[ii] per tali rifugiati, provenienti soprattutto da Honduras ed El Salvador. In parole povere, il Guatemala assumeva un ruolo di filtraggio tale da impedire ai migranti di arrivare alla frontiera tra Messico e Stati Uniti.

Molti dei profughi che cercano di superare la frontiera sud degli Stati Uniti proviene dai già citati Honduras, El Salvador e Guatemala. Questi Stati compongono il cosiddetto Triangolo del Nord dell’America Centrale, ossia l’area più pericolosa del mondo. La regione è infatti dilaniata da violenza, narcotraffico ed estrema povertà a causa di Stati inefficienti, inesistenti e talvolta collusi con la criminalità. Il Guatemala, che non possiede strutture di accoglienza adeguate, non aveva e non ha le possibilità per ricevere decine di migliaia di migranti illegali rifiutati dagli Stati Uniti. Ciononostante, la questione “profughi” era stata sin dall’inizio un cavallo di battaglia dell’ex Presidente Usa, e la sua determinazione a frenarne il flusso dal Messico e dall’America Centrale lo ha portato a minacciare Morales di ritorsioni commerciali in caso di mancata firma del documento[iii]. Il neoeletto Presidente Biden ha deciso di cancellare tali accordi con i Paesi centroamericani per percorrere una linea strategica mirante ad una maggiore partnership e collaborazione nella regione. Ciò ha rappresentato uno dei primi cambiamenti nel contesto della nuova rotta geopolitica statunitense. La scelta di un approccio cooperativo vuole dunque affrontare alla radice le cause delle migrazioni, la gestione regionale del fenomeno, ed assicurare ai richiedenti asilo un trattamento sicuro. La politica di Biden si concretizzerebbe perciò in un piano di aiuti allo sviluppo del Triangolo del Nord consistente nello stanziamento di quattro miliardi di dollari per la promozione dello sviluppo in Guatemala, Honduras ed El Salvador. L’obiettivo principale di tale approccio consisterebbe nella promozione di opportunità e, dunque, di dare un freno alla migrazione forzata. Il Presidente Biden, sempre in materia di migrazione, ha inoltre deciso la sospensione della costruzione del muro al confine con il Messico, ed ha sospeso il programma trumpiano per la protezione dei migranti denominato “Rimani in Messico”. La strategia regionale quadriennale di Biden è incentrata sull’apertura al settore privato e agli investimenti esteri oltre che sulla promozione delle banche di sviluppo, centrali nella sua politica latino-americana. Tale piano d’azione riporta alla mente la logica alla base del programma statunitense “Alliance for Progress” lanciato nel 1961 dall’allora Presidente John F. Kennedy. Questo progetto era finalizzato ad assistere sul piano politico, economico e sociale l’America Latina.[iv] Washington può ora puntare su tre diverse strategie: di breve (aumentando le strutture di accoglienza al confine con il Messico), di medio (stringendo accordi sia con i paesi di provenienza che con quelli di transito) e di lungo termine (una sorta di “Piano Marshall” per l’America Latina)[v].

Il cambiamento di rotta nell’approccio geopolitico del nuovo Presidente rispetto al suo predecessore emerge però in tutta la sua evidenza nell’ambito delle relazioni diplomatiche con Cuba. Appena nove giorni prima della fine del suo mandato, Trump aveva inserito L’Avana nella lista nera dei Paesi sponsor del terrorismo[vi] internazionale, affermando che Cuba svolgesse la funzione di porto sicuro e fosse una fonte di sostegno. Così facendo, Trump ha definitivamente decostruito l’iniziativa di Obama di ristabilire legami con il Paese. Cuba era entrata a far parte della suddetta lista già nel 1982, insieme a Siria, Iran e Corea del Nord, ma ne era stata rimossa nel 2015. Si era trattato di un gesto simbolico dell’amministrazione Obama volto alla normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, interrotte nel 1961. L’ultima mossa geopolitica di Trump ha dunque complicato i possibili nuovi approcci dell’amministrazione Biden. Questi ultimi, improntati sui principi di democrazia e diritti umani nei rapporti con l’isola – nemica storica degli Stati Uniti dai tempi della Guerra Fredda[vii] – avranno come obiettivo la cancellazione delle nuove sanzioni imposte dall’ex Presidente repubblicano.

Le estreme conseguenze generate dalle contraddizioni nei rapporti dell’America Latina con la potenza egemone sono evidenti non solo a Cuba. Questi paesi, frenati nel loro sviluppo da insufficienti risorse del mercato interno e schiacciate dai blocchi commerciali imposti da Washington, pagano lo scotto dell’indebitamento con la costante svalutazione delle monete nazionali. L’amministrazione di Biden dovrà dunque negoziare forme meno inique di collaborazione, favorendo il dialogo con forze disposte a collaborare verso una graduale riduzione delle disuguaglianze e un progressivo consolidamento della democrazia nella regione[viii].


Immagine: The Intercept [https://theintercept.com/2020/04/18/trump-latin-america-foreign-policy-joe-biden/]

[i] Cfr. https://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Guatemala-proteste-contro-il-presidente-incendiato-Parlamento-31a7fa75-6e18-4b78-9e16-a74b8afb450e.html . Consultato il 21.03.2021

[ii] Cfr. “Usa, accordo con il Guatemala sui migranti”, Marco Dell’Aguzzo, 27.07.2019 in Eastwest.eu. In

https://eastwest.eu/it/accordo-guatemala-migranti-trump/ .  Consultato il 21.03.2021

[iii] Cfr. “Guatemala: nuove misure anti-immigrazione per evitare sanzioni di Trump”, 27.07.2019, in Luiss Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale. In

https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2019/07/27/guatemala-nuove-misure-anti-immigrazione-evitare-sanzioni-trump/ . Consultato il 21.03.2021

[iv] Cfr. “America latina, Biden punta su un programma di sviluppo in Guatemala, Salvador e Honduras per fermare la migrazione forzata”, di Vittoria Romanello, su “La Repubblica” del 8.2.2021. in https://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2021/02/08/news/america_latina_biden_punta_su_un_programma_di_sviluppo_in_guatemala_salvador_e_honduras_per_fermare_la_migrazione_forzata-286554564/ . Consultato il 21.03.2021

[v] Cfr. “Usa e migranti: emergenza al confine”, ISPI Daily Focus, 17 marzo 2021. In http://www.ispionline.it , consultato il 21.03.2021

[vi] Cfr. “Gli Usa dichiarano Cuba “Stato sponsor del terrorismo””, 11.01.2021, in Repubblica.it. In

https://www.repubblica.it/esteri/2021/01/11/news/gli_usa_dichiarano_cuba_stato_sponsor_del_terrorismo_-282142748/ . Consultato il 21.03.2021

[vii] Cfr. “Cuba-USA: Biden pronto a tornare alla politica di apertura”, in Luiss, Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale, 28.01.2021. In https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2021/01/29/cuba-usa-biden-pronto-tornare-alla-politica-apertura/ . Consultato il 21.03.2021

[viii] Cfr. “Cuba si apre al libero mercato: cosa cambia nei rapporti con gli Usa”, di Lo Nostro Gianluca, 11.02.2021, in Affarinternazionali.it. In https://www.affarinternazionali.it/2021/02/cuba-si-apre-al-libero-mercato-cosa-cambia-nei-rapporti-con-gli-usa-di-biden/ . Consultato il 21.03.2021

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