Focus Cina (#4): Il protagonismo cinese nello Spazio

MARCO MALDERA | Il cielo e lo Spazio non costituiscono una novità per l’uomo, eppure il settore richiede una tale mole di investimenti e tecnologie all’avanguardia che attuare veri e propri cambiamenti nello status quo, o introdurre novità sostanziali, risulta alquanto complesso. Ciononostante, negli ultimi anni la corsa allo Spazio ha preso nuovo vigore, con alcuni elementi che lo hanno riportato all’attenzione della cronaca quotidiana. La sua importanza è testimoniata dai numeri: Morgan Stanley ha stimato che, tra il 2016 ed il 2040, il valore dell’industria spaziale potrebbe passare dai 350 ai 1.100 miliardi di dollari[i] e questo perché sin dalla Guerra Fredda lo Spazio è strategico. Ad oggi tuttavia, due fenomeni nuovi lo stanno riconfigurando: da un lato la new space economy, un modo inedito di sviluppare il settore fondato su digitalizzazione e maggiore accessibilità, dall’altro la space weaponization, o militarizzazione delle orbite[ii].

La nuova corsa allo spazio si sta infatti facendo più intensa per numerose ragioni tra loro concatenate: l’ingresso di attori privati, di nuovi Paesi, l’abbattimento dei costi delle missioni spaziali, lo sviluppo delle telecomunicazioni e delle tecnologie per scopi civili e militari.

Una delle novità più rilevanti è rappresentata dalla natura degli attori, per cui alle agenzie governative dei vari paesi si sono affiancati i soggetti privati, con SpaceX di Elon Musk, Blue Origin di Jeff Bezos e Virgin Galactic di Richard Branson, solo per citare i più noti. Il ruolo dei privati ha guadagnato un peso tale da portare la NASA, agenzia spaziale per eccellenza, a scegliere SpaceX per il rifornimento cargo ed il trasporto degli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale. I privati rappresentano quindi una novità essenziale poiché, come indicato da Roberto Vittori, astronauta con all’attivo tre missioni, dopo l’uscita di scena dello Space Shuttle nel 2011, “la Russia è stata la spina dorsale del trasporto verso la stazione spaziale internazionale” per mezzo della Soyuz[iii]. L’entrata in scena dei privati e la possibilità di riutilizzo dei razzi ha inoltre portato ad un notevole abbattimento dei costi dei viaggi spaziali, per cui il lancio di un satellite è passato da 200 a circa 60 milioni di dollari[iv].

In poche parole, il paradigma spaziale originario, nato durante la Guerra Fredda, è stato completamente stravolto: da settore esclusivamente pubblico, volto al raggiungimento di obiettivi strategico-militari e caratterizzato da un’evoluzione lenta e guidata dai governi, oggi sono gli attori privati a costituire il motore di uno sviluppo rapido, il processo innovativo parte dal basso e l’attività spaziale è condotta dalla logica del profitto[v]. Lo Spazio si è infatti rivelato un driver tecnologico e scientifico sensazionale: tramite lo sviluppo della tecnologia spaziale vengono offerti servizi innovativi all’agricoltura, al monitoraggio delle infrastrutture, all’osservazione dei cambiamenti climatici ed al monitoraggio del traffico aereo e marittimo globale, senza dimenticare il fatto che è dallo spazio che potrebbe arrivare una copertura internet ubiqua, contando su un grande numero di satelliti in orbita nel prossimo futuro tra cui figura Starlink, la mega costellazione di 12mila satelliti di Elon Musk[vi]. È proprio nella convergenza tra industria spaziale ed economia digitale che si sostanzia la new space economy.

Tale elemento va ad aggiungersi al fatto che la situazione globale – e di riflesso spaziale – è in piena evoluzione: oltre a Washington D.C. e Mosca, da sempre protagonisti del settore, altri governi si sono aggiunti alla corsa extra-atmosferica. A tal proposito basti pensare ai corpi spaziali o Space Force istituiti da Stati Uniti, Russia, Francia, Cina e Giappone[vii]; le missioni verso Marte di Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti e Cina partite a febbraio di quest’anno[viii]; le missioni lunari di Israele e Cina, con il tentativo fallito indiano[ix]; l’annuncio della prima donna astronauta degli Emirati Arabi Uniti[x]; il lancio, lo scorso aprile, del modulo principale della nuova stazione spaziale cinese Tiangong, “Palazzo Celeste”, che dovrebbe diventare operativa entro il prossimo anno; l’annuncio della Russia di voler uscire dalla ISS entro il 2024; l’invito formale a fine aprile delle agenzie cinese e russa rivolto a paesi ed organizzazioni internazionali a partecipare al progetto della Stazione internazionale di ricerca lunare, l’International Lunar Research Station (ILRS) sviluppato dalle due nazioni[xi].

Risulta quindi chiaro come il numero di Stati con ambizioni spaziali sia aumentato notevolmente: se nel 1960 erano solo 2 i Paesi ad investire nello Spazio, nel 2006 erano 47, oggi sono circa 70 ed in un paio di anni potrebbero essere oltre 80[xii].

Inoltre, dagli esempi appena accennati, risulta evidente che nella nuova corsa spaziale, così come nel confronto geopolitico sulla Terra caratterizzato dal dominio tecnologico, la Cina stia guadagnando un ruolo da protagonista. Come indicato dallo studioso Marc Julienne in China’s Ambitions in Space: The Sky’s the Limit, “la Repubblica popolare cinese (RPC) è nel 2021 una potenza spaziale completa con accesso autonomo allo spazio esterno e all’esplorazione dello spazio profondo […] La dottrina spaziale cinese si basa su tre pilastri: sviluppo nazionale, potenziamento militare e competizione tra grandi potenze. […] Sotto il presidente Xi Jinping, lo spazio è completamente integrato nel ‘sogno del grande ringiovanimento della nazione’; deve contribuire a fare della Repubblica popolare la ‘grande potenza tecnologica’ numero uno entro il 2049”, data del centenario della Repubblica Popolare[xiii].

Il programma cinese è infatti proceduto a ritmi serrati, preoccupando gli Stati Uniti non solo in termini di competizione scientifica e tecnologica. Se lo spazio ha mutato i propri paradigmi economici, è tuttavia rimasta invariata la sua natura duale, sfruttabile sia in ambito civile che militare. Le inclinazioni militari del Dragone si sono manifestate a partire dal 2007, quando Pechino ha dimostrato di possedere le temute capacità anti-satellite (ASAT), colpendo e distruggendo con un missile un proprio satellite meteorologico. Ad oggi è questo, la space militarization, il campo che preoccupa maggiormente gli Stati Uniti e che va annoverato tra le prime motivazioni che hanno portato alla nascita della US Space Force[xiv].

Lo spazio sta quindi diventando un campo sempre più affollato da attori privati e statuali, eppure non sufficientemente regolamentato, motivo per cui viene concepito come far west spaziale[xv]: in ambito militare è attualmente in vigore l’Outer Space Treaty delle Nazioni Unite del 1967, il cui principale obbiettivo, dopo i test effettuati da Stati Uniti e Unione Sovietica, era impedire l’uso di armi nucleari oltre l’atmosfera[xvi], non più sufficiente per le esigenze attuali.

In ambito civile, ma non solo, manca una legislazione che regoli la materia dei viaggi spaziali e dei detriti in orbita, anche in considerazione degli effetti potenziali, come dimostrato dall’ultimo esempio in ordine temporale, rappresentato dalla ricaduta incontrollata del razzo cinese che a fine aprile ha portato in orbita il cuore della nuova stazione spaziale cinese che, per essere ultimata entro il prossimo anno, necessiterà di altri undici lanci spaziali.


[i] Caselli Gian Paolo, Il nuovo settore spaziale tra privatizzazione e militarizzazione, 10 febbraio 2021,

https://www.limesonline.com/il-nuovo-settore-spaziale-tra-privatizzazione-e-militarizzazione/122282. Cfr. A New Space Economy on the Edge of Liftoff, February 17, 2021,

https://www.morganstanley.com/Themes/global-space-economy.

[ii] Cozzi Emilio, Il futuro dello spazio – La nuova geopolitica della corsa all’universo, 13 maggio 2021, https://essay.ispionline.it/?page_id=2056.

[iii] Pioppi Stefano, Così Elon Musk ha stravolto lo Spazio. Parla Roberto Vittori, 24 aprile 2021,

https://formiche.net/2021/04/musk-rivoluzione-spazio-vittori/.

[iv] Caselli Gian Paolo, Il nuovo settore spaziale tra privatizzazione e militarizzazione, Op. Cit.

[v] Cozzi Emilio, Il futuro dello spazio – La nuova geopolitica della corsa all’universo, Op. Cit.

[vi] Ibidem.

[vii] Pioppi Stefano, Guerre sempre più spaziali. Anche il Giappone ha la sua Space Force, 05 giugno 2020,

https://formiche.net/2020/06/guerre-spaziali-giappone-space-force/.

[viii] Child David, Space race: UAE, US and Chinese missions prepare to explore Mars, February 8th, 2021 https://www.aljazeera.com/economy/2021/2/8/space-race-uae-us-and-chinese-missions-prepare-to-explore-mars#:~:text=%20Space%20race%3A%20UAE%2C%20US%20and%20Chinese%20missions,%E2%80%98immense%E2%80%99%20scientific%20payoff.%20China%20may%20be…%20More%20.

[ix] Mantesso Sean, China and India challenging old duopoly to create a new space order, March 19th, 2021, https://www.abc.net.au/news/2021-03-20/china-india-elon-musk-space-race/100013440.

[x] UAE selects first Arab woman for astronaut training, April 4th, 2021, https://www.reuters.com/world/middle-east/uae-selects-first-arab-woman-astronaut-training-2021-04-11/.

[xi] Proietti Manuela, Stazione lunare cino-russa: ecco la roadmap, 27 Aprile, 2021, https://www.globalscience.it/26540/stazione-lunare-cino-russa-ecco-la-roadmap/.

[xii] Cozzi Emilio, Il futuro dello spazio – La nuova geopolitica della corsa all’universo, Op. Cit.

[xiii] Ibidem.

[xiv] Pioppi Stefano, La Cina prepara la sua stazione spaziale. Ecco la sfida agli Usa, 28 aprile 2021, https://formiche.net/2021/04/cina-stazione-spaziale-tiangong/.

[xv] Battifoglia Enrico, Il rientro dello stadio del Lunga Marcia 5B, ultimo atto del Far West nello spazio, 10 maggio 2021, https://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/spazio_astronomia/2021/05/10/il-rientro-del-stadio-del-lunga-maria-5b-ultimo-atto-del-far-west-nello-spazio_36e64f82-462d-466c-a97c-be9e1466608d.html.

[xvi] Cozzi Emilio, Il futuro dello spazio – La nuova geopolitica della corsa all’universo, Op. Cit.

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