Lo smart power statunitense contro il realismo tattico russo nello scacchiere ucraino

CRISTIAN MORELLI | Sono passati quasi trent’anni dalla firma del Memorandum di Budapest, grazie al quale l’Ucraina venne ammessa al Trattato per la Non-Proliferazione di Armi Nucleari il 5 dicembre 1994 insieme a Stati Uniti, Russia e Gran Bretagna. Durante la parentesi sovietica, l’Ucraina detenne più di 5000 testate nucleari volte verso l’Occidente. Dopo la firma di questo Memorandum, l’Ucraina impiegò quasi dodici anni per smantellare l’intero arsenale, che avrebbe potuto garantire a quest’ultima di difendersi da pretese di soft e hard power russo[1].

Nel concreto agli attori coinvolti in questo Memorandum viene chiesto di onorare una serie di regole, il cui scopo principale è il rispetto dell’indipendenza e della sovranità ucraina sulle sue frontiere. Inoltre, ai contraenti è richiesto di rispettare la Carta delle Nazioni Unite evitando ogni tipo di minaccia o intervento militare contro l’Ucraina. Lo stesso vale per le pressioni e la coercizione economica nei confronti di quest’ultima per interessi nazionali. Infine, è previsto il coinvolgimento del Consiglio di Sicurezza dell’ONU in caso di attacco o minaccia nucleare nei confronti di Kiev[2].

A vent’anni dalla firma del Memorandum di Budapest, la Russia è stata in grado di infrangere ogni articolo dell’accordo con l’invasione della Crimea. Da quell’invasione sono passati altri otto anni. Perché l’Ucraina è così importante per Biden e Putin alla luce delle recenti tensioni nell’area? Uno dei principali epicentri del rimland teorizzato da Spykman è proprio l’Ucraina, crocevia tra Asia centrale (la Pivot area), il Medio Oriente e l’Europa[3]. L’Ucraina è il cuscinetto che divide l’Occidente democratico dall’Eurasia semi-autoritaria, oltre ad essere il paese di transito del gas russo che garantisce una pseudo sicurezza energetica al vecchio continente. Si tratta inoltre della porta al Mar Nero che permette alle flotte russe di accedere al Mediterraneo. Questa pedina, se in mano alla NATO, e quindi sotto l’ombrello nucleare e di influenza americano, porterebbe il fronte occidentale russo sotto forte pressione militare, con possibili danni diretti al proprio territorio in caso di conflitto con l’Occidente.

Non c’è multilateralismo che possa reggere allo scontro ideologico e geopolitico tra le due superpotenze. Infatti, nonostante i vari interventi di diplomazia diretta (vedi le visite di Macron a Mosca e del nuovo Cancelliere tedesco Scholz a Washington)[4], sembra che una tattica di escalation militare sia il cavallo di troia russo necessario per ottenere il massimo dalle proprie richieste in cambio di un misero nulla[5]. Portata all’estremo, la tattica di appeasement della NATO e di Biden può portare a effetti avversi, così come testimoniato dal Primo Ministro britannico Neville Chamberlain negli anni 30 dello scorso secolo.

Vari studiosi sostengono che la strategia russa non sia altro che un proseguimento della politica estera zarista, fatta di grandi ambizioni ma con poche risorse[6]. L’attualità dimostra diversamente. Le quasi cento mila truppe schierate al confine con il Donbass constatano apertamente che la forza militare non manca, e che la capacità di dispiegamento sia molto più rapida rispetto a una NATO inchiodata dalla ricerca di misure consensuali tra i suoi Membri.

Da un lato, se percepita negativamente, la tattica di appeasement non farà altro che permettere alla Russia di procedere verso il proprio scopo di annettere ufficialmente parte dell’Ucraina orientale entro i propri confini. Dall’altro invece, questo appeasement può trasformarsi in un’arma efficace sotto un punto di vista completamente pragmatico, ossia lasciare che le ex Repubbliche Sovietiche, inclusa l’Ucraina, si avvicinino sempre di più agli USA e all’Europa, e quindi alla NATO[7].

Sebbene la diplomazia economica possa impattare seriamente la debole economia oligarchica russa, gli Stati Uniti non possono non considerare una vera e propria soluzione militare. Considerando lo stato anarchico del sistema internazionale, una Russia intenzionata a smantellare la struttura europea di difesa post-Guerra Fredda[8] non può essere che la più grande minaccia mondiale agli occhi dell’amministrazione americana. Strateghi militari all’interno della Casa Bianca non hanno più alcun dubbio: l’escalation russa si concluderà con l’invasione dell’Ucraina[9].

Fin troppo spesso la diplomazia viene definita come strumento pacifico per avvicinare due o più parti nel raggiungimento di un comune accordo. Va però ricordato che la diplomazia può essere anche militare[10]. Fin dai suoi albori, la diplomazia nasce proprio dalla necessità di porre fine a conflitti. Solo dopo sarebbe stata utilizzata come mezzo preventivo allo scoppio di guerre. I tentativi effettuati finora dalla Vice-Segretario di Stato americana Wendy Sherman così come dallo stesso Segretario di Stato Blinken, assieme alle loro controparti russe Ryabkov e Lavrov, di mediare una soluzione pacifica alla situazione attuale tramite incontri diplomatici a Ginevra non sembrano aver dato alcun segnale di speranza.

Nel tornare al discorso sul pragmatismo, entrambe le parti in causa hanno molto di cui perdere se non giocano le proprie carte in modo adeguato. Da un lato, la Russia può continuare col suo gioco di forza esprimendo tutto il realismo delle relazioni internazionali per smantellare il sistema occidentale post-sovietico, ma allo stesso tempo non può tralasciare lo smart power americano sul continente europeo[11]Smart power che garantisce non solo grande popolarità nell’opinione pubblica est-europea grazie alla rinnovata fiducia verso il Governo americano, ma anche un enorme potenziale militare facilmente reperibile e schierabile nello scacchiere ucraino in caso di confronto militare diretto (sempre che gli USA decidano di intervenire senza l’appoggio dell’ONU e/o della NATO). Dall’altro lato, gli USA stanno cercando di affrontare più problemi di grande interesse mondiale contemporaneamente senza riuscire a trovare soluzioni concrete ed efficaci. Tra questi figurano la sfida alla pandemia globale, la resistenza all’ascesa della Cina come nuova Super Potenza e un Medio Oriente sempre più instabile dopo il ritiro dall’Afghanistan nell’agosto dello scorso anno. Alcuni commentatori hanno trovato il primo anno di politica estera dell’amministrazione Biden troppo cauta e convenzionale (non che non fosse chiaro dopo quattro anni di Trump e di una politica estera nel segno dell’imprevedibilità)[12]. Ciononostante, con una dimostrazione di cauto realismo, il soft power americano potrà garantire a Biden un asso nella manica nel momento in cui Kiev decidesse di entrare a far parte della NATO ponendo così l’aquila statunitense a un passo dai confini della tana dell’orso russo[13].

Gli ultimi risvolti dopo la telefonata tra Biden e Putin del 12 febbraio[14] dimostrano che l’escalation sta per giungere al suo apice: il conflitto. Il Segretario alla Sicurezza Nazionale americano, Jake Sullivan, ha infatti di recente invitato tutti i cittadini americani presenti in Ucraina a lasciare il Paese, compreso il corpo diplomatico e consolare[15]. Stando alle ultime notizie, Putin ha annunciato un ritiro parziale delle truppe, con grande diffidenza da parte della sua controparte americana[16]. Formalmente nessuno dei due Presidenti ha intenzione di muovere la pedina per primo. La tensione è alta e al primo passo falso, a prescindere dalla diplomazia, dal pragmatismo, dal realismo e dallo smart power, il conflitto assumerà sembianze sempre più nitide.

Fonte: “Speciale Ucraina: 6 mappe per capire il conflitto”, ISPI, 27 gennaio 2022, disponibile al link https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/speciale-ucraina-6-mappe-capire-il-conflitto-32979, ultimo accesso il 15 febbraio 2022

            Mappa n. 2 – Possibili fronti di avanzamento militare russo

Fonte: Ibidem.

[1] M. Amorosi, “L’Ucraina, senza Crimea e senza atomica”, in Limes – Rivista Italiana di Geopolitica, 20 marzo 2014, disponibile al link https://www.limesonline.com/lucraina-senza-crimea-e-senza-atomica/59466, ultimo accesso il 13 febbraio 2022.

[2] “Memorandum on security assurances in connection with Ukraine’s accession to the Treaty on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons”, Budapest, 5 dicembre 1994, registrato presso le Nazioni Unite il 2 ottobre 2014, disponibile al link https://treaties.un.org/doc/Publication/UNTS/Volume%203007/Part/volume-3007-I-52241.pdf, ultimo accesso il 13 febbraio 2022.

[3] Secondo la teoria di Spykman, il Rimland non è altro che il cuscino di terra, ossia quegli Stati dell’estremo Oriente continentale, Europa e Medio Oriente, che proteggono e circondano l’Heartland. Quest’ultimo è composto dagli Stati dell’Asia centrale la quale se posseduti, a livello territoriale, militare e influenzale, garantirebbero la supremazia sul mondo.

[4] A. Simoni, “Ucraina, pressing finale: Scholz da Biden alla Casa Bianca, Macron al Cremlino da Putin”, in La Stampa, 8 febbraio 2022, disponibile al link https://www.lastampa.it/esteri/2022/02/08/news/ucraina_pressing_finale_scholz_da_biden_alla_casa_bianca_macron_al_cremlino_da_putin-2850396/, ultimo accesso il 13 febbraio 2022.

[5] K. Giles, “US must seize the initiative at talks with Russia”, in Chatham House, 7 gennaio 2022, disponibile al link https://www.chathamhouse.org/2022/01/us-must-seize-initiative-talks-russia?utm_source=Chatham%20House&utm_medium=email&utm_campaign=12910567_REP%20-%20content%20update%20KG%20Russis%20-%2007.01.201&utm_content=cta&dm_i=1S3M,7OPUV,49ZUD,VBPCE,1, ultimo accesso il 13 febbraio 2022.

[6] S. Kotkin, “Russia’s Perpetual Geopolitics”, in Foreign Affairs, Vol. 95, n. 3, May/June 2016, disponibile al link https://www.foreignaffairs.com/issue-packages/2016-04-20/putins-russia, ultimo accesso il 15 febbraio 2022.

[7] S. Charap, “How to Break the Cycle of Conflict With Russia”, in Foreign Affairs, 7 febbraio 2022, disponibile al link https://www.foreignaffairs.com/articles/russia-fsu/2022-02-07/how-break-cycle-conflict-russia?utm_medium=newsletters&utm_source=fatoday&utm_campaign=How%20to%20Break%20the%20Cycle%20of%20Conflict%20With%20Russia%20%20&utm_content=20220207&utm_term=FA%20Today%20-%20112017, ultimo accesso il 15 febbraio 2022.

[8] A. Stent, “The Putin Docrtine. A Move on Ukraine Has Always Been Part of the Plan”, in Foreign Affairs, 27 gennaio 2022, disponibile al link https://www.foreignaffairs.com/articles/ukraine/2022-01-27/putin-doctrine?utm_medium=newsletters&utm_source=fatoday&utm_campaign=The%20Putin%20Doctrine&utm_content=20220127&utm_term=FA%20Today%20-%20112017, ultimo accesso il 15 febbraio 2022.

[9] A. Vindman e D. Cruz Bustillos, “The Day After Russia Attacks”, in Foreign Affairs, 21 gennaio 2022, disponibile al link https://www.foreignaffairs.com/articles/ukraine/2022-01-21/day-after-russia-attacks?utm_source=dailybrief&utm_medium=email&utm_campaign=DailyBrief2022Jan21&utm_term=DailyNewsBrief, ultimo accesso il 15 febbraio 2022.

[10] A. Ebitz, “The use of military diplomacy in great power competition”, in Brookings, 12 febbraio 2019, disponibile al link https://www.brookings.edu/blog/order-from-chaos/2019/02/12/the-use-of-military-diplomacy-in-great-power-competition/, ultimo accesso il 18 febbraio 2022.

[11] Con Smart Power ci si riferisce alla combinazione tra Soft e Hard Power (rispettivamente potere di influenza e potere militare), così come coniati dal Prof. Joseph Nye Jr.

[12] E. Ashford, “America Needs a Bolder Biden”, in Foreign Affairs, 20 gennaio 2022, disponibile al link https://www.foreignaffairs.com/articles/world/2022-01-20/america-needs-bolder-biden?utm_medium=newsletters&utm_source=fatoday&utm_campaign=America%20Needs%20a%20Bolder%20Biden&utm_content=20220120&utm_term=FA%20Today%20-%20112017, ultimo accesso il 15 febbraio 2022.

[13] E. S. Edelman e D. J. Kramer, “Keep NATO’s Door Open to Ukraine”, in Foreign Affairs, 31 gennaio 2022, disponibile al link https://www.foreignaffairs.com/articles/ukraine/2022-01-31/keep-natos-door-open-ukraine?utm_medium=newsletters&utm_source=fatoday&utm_campaign=Can%20America%20Rebuild%20Its%20Power%20in%20Asia?&utm_content=20220131&utm_term=FA%20Today%20-%20112017, ultimo accesso il 15 febbraio 2022.

[14] “Readout of President Biden’s Call with President Vladimir Putin of Russia”, White House Briefing Room, 12 febbraio 2022, disponibile al link https://www.whitehouse.gov/briefing-room/statements-releases/2022/02/12/readout-of-president-bidens-call-with-president-vladimir-putin-of-russia/, ultimo accesso il 18 febbraio 2022.

[15] T. Hunnicutt e Dmitry Antonov, “Biden tells Putin Ukraine invasion would bring decisive response”, in Reuters, 13 febbraio 2022, disponibile al link https://www.reuters.com/world/biden-putin-speak-ukraine-warnings-mount-2022-02-12/, ultimo accesso il 15 febbraio 2022.

[16] S. Harris, R. Dixon, R. Pannett e E. Rauhala, “Biden says U.S. has not verified a pullback of Russion troops from Ukraine’s border, despite Moscow’s claims”, in The Washington Post, 15 febbraio 2022, disponibile al link https://www.washingtonpost.com/world/2022/02/15/ukraine-russia-nato-putin-germany/, ultimo accesso il 16 febbraio 2022.

Fonte immagine copertina: Fonte: Y. Sakaguchi, “Biden warns Putin Ukraine invasion would draw decisive response”, in Nikkei Asia, 13 febbraio 2022, disponibile al link https://asia.nikkei.com/Politics/Ukraine-crisis/Biden-warns-Putin-Ukraine-invasion-would-draw-decisive-response, ultimo accesso il 13 febbraio 2022.

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