Le democrazie alla prova dell’infodemia

Una delle caratteristiche che distingue le democrazie liberali da quelle illiberali o dai regimi autoritari è la libertà di espressione che include, secondo la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, la libertà di ricevere informazione senza che vi siano ingerenze da parte della autorità pubbliche. Queste ingerenze sono, invece, all’ordine del giorno nei regimi autoritari, che un tempo le esercitavano attraverso la censura e il controllo della stampa nazionale, mentre oggi, con l’avvento di Internet, la applicano soprattutto attraverso una massiva sorveglianza dell’attività online dei propri cittadini e il controllo statale della rete.

Ciò non avviene nelle democrazie liberali che, però, sono per questo maggiormente esposte ai rischi causati da un’“infodemia”, ovvero una sovrabbondanza di informazioni – alcune accurate e altre no – riguardo ad un problema che rende complicata l’identificazione di una soluzione. Nel caso del COVID-19, questo sovraccarico di informazioni riguarda la natura del virus, le misure per frenarlo, gli effetti sull’economia, etc.

Durante l’attuale crisi i rischi dell’infodemia, riconosciuti anche da ONU e WHO, sono ampliati da quelli legati all’uso da parte di alcuni Stati della disinformazione per ostacolare un’efficace risposta nei paesi colpiti, creare confusione tra la popolazione e sfiducia nelle istituzioni come dimostrato dalla pubblicazione, lo scorso 19 marzo, di report speciale dell’EEAS sulla disinformazione, in cui Cina e Russia vengono accusate di diffondere intenzionalmente notizie false: Pechino al proprio interno per rafforzare l’immagine del regime; Mosca all’esterno nell’ambito della propria strategia che sfrutta la disinformazione per “seminare diffidenza e caos”.

Ciò ha posto le democrazie liberali colpite di fronte ad una seconda sfida: da un lato, esse devono combattere il COVID-19, dall’altro assicurarsi che notizie false non si diffondano tra la popolazione minando la fiducia nelle istituzioni. Non utilizzando mezzi di sorveglianza online come quelli impiegati dai regimi autoritari e non potendo bloccare Internet le democrazie liberali possono affrontare questa sfida solo rafforzando la cooperazione tra di essi, dimostrando di poter combattere le due epidemie con misure sanitarie, politiche ed economiche efficaci e potenziando la collaborazione con i tech giants, come Facebook, Twitter, Google e Microsoft che già hanno adottato importanti misure di contrasto alle fake news.

Sebbene la priorità in questo momento sia sconfiggere la vera epidemia, ovvero il COVID-19, per le democrazie occidentali la lotta all’infodemia risulta ugualmente importante perché in un momento di straordinaria urgenza, come quello attuale, si può comprendere a pieno i rischi collegati all’uso della disinformazione da parte di altri Stati e la necessità di misure che, se adottate correttamente oggi, possono apportare un contributo essenziale alla lotta a questo fenomeno anche quando l’epidemia sarà sconfitta.

 

A cura di Edoardo Sarti

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